Pistons 94 – Heat 100. La doppia faccia dei Miami Heat…

Dopo le vittorie della settimana scorsa contro Hawks e Nuggets, i Miami Heat erano nella notte nuovamente impegnati al Palace di Auburn Hills, tana dei Detroit Pistons, e già depredato con non troppe difficoltà nel febbraio scorso. Una partita formalmente abbastanza confortevole nelle previsioni, specie se si considera il trend particolarmente positivo degli Heat contro squadre con record negativo ma utile perlopiù a consolidare forma e determinazioni in vista dei Playoffs del prossimo aprile.
Miami, per la prima volta dal suo arrivo, presentava nel quintetto iniziale Mike Bibby, favorito nell’ascesa al ruolo dall’infortunio, in realtà non troppo invasivo, di Mario Chalmers. La curiosità degli addetti ai lavori era tutta quindi tutta catapultata sulla capacità di gestire la situazione da parte dell’ex Hawks e sulle occasioni contestuali offerte a Mike Miller ed Eddie House, chiamati ad offrire prestazioni convincenti necessarie a guadagnare minuti importanti in post season.

La partita, in verità, non si apre sotto i miglior presagi per Miami. Le difficoltà iniziali cominciano ad assumere considerevole portata allorquando i Pistons, a metà del periodo, allungano sul 17 a 11. Erik Spoelstra di fronte alle problematiche palesatesi nei primi 7 minuti di gioco, ordina subito il primo time out per i suoi. Alla ripresa, gli Heat provano a fare il loro ingresso in partita, non sempre favorito da scelte di tiro opinabili e da una lacunosità difensiva evidente, causata anche da qualche black out di Mike Bibby, in notevole difficoltà sull’uomo. Tali fattori, sommati alla convinzione ed all’aggressività mostrata da Rip Hamilton e soci, di fronte ad un Palace non del tutto gremito, renderanno ai Pistons il parziale di 27 a 21, in chiusura del primo periodo di gioco.
Erik Spoelstra decide nei primi minuti del secondo periodo di utilizzare un quintetto sperimentale formato da Eddie House nel ruolo di PG e da Mike Miller, James Jones, Chris Bosh e Joel Anthony, a completare lo stesso. La partita in verità, non offre particolari emozioni nel frangente, con il punteggio ancora a sorridere agli uomini di casa nonostante qualche buona soluzione offensiva trovata dagli Heat dalla lunga distanza. Il vero problema di Miami è la scarsa intensità difensiva che favorisce oltre modo le realizzazioni in lay up degli uomini di John Kuester. Il compito di riportare Miami a contatto lo assume Dwyane Wade alla metà del periodo, bravo a concretizzare attaccando in penetrazione ed ad assistere Eddie House in fase difensiva, fin qui disciplinato su entrambi i lati del campo. Ma i Pistons non sembrano minimamente demordere dal loro progetto di punire le disattenzioni della difesa Heat. Stavolta infatti sarà Rip Hamilton ad allontanare le istanze di rimonta di Miami, sorrette anche da un attivo LeBron James, puntellando il canestro con comodi jump shot dalla media. Con Miami ancora sotto di cinque punti, a pochi secondi dal termine della prima metà di gara, arriva finalmente il primo canestro di Mike Bibby, bravo a convertire in tre punti uno scarico perfetto di Dwyane Wade. Il periodo quindi, si chiuderà con Detroit in vantaggio per 55 a 53.

Le difficoltà palesate nel primo tempo da Miami nel tenere lontano dal pitturato i lunghi di Detroit si manifestano nuovamente ad inizio ripresa. In particolare saranno Chris Wilcox e Greg Monroe a dominare l’area degli Heat, occupata in modo troppo approssimativo sia da Bosh che da Dampier. L’attacco di Miami, invece, è tutto sorretto dalle iniziative di Dwyane Wade bravo a sfruttare i blocchi ed a trovare comodamente la via del canestro. A due minuti dal termine del terzo periodo però Miami commette, ancora una volta, gravi ingenuità difensive che costano due triple consecutive indisturbate messe a referto da Rip Hamilton, intelligente ad approfittarne dalle disattenzioni di Bibby. E’ il momento migliore per i Pistons che si portano nuovamente avanti di 8 punti a pochi secondi dal termine del periodo. Fortuna che ci pensa Mike Miller a fermare l’emorragia di Miami, realizzando un canestro dall’arco e rendendo lo svantaggio per i suoi meno gravoso.
Quasi come per magia, ad inizio del quarto periodo cominciano a manifestare i primi segnali di rivalsa degli Heat, dopo aver dispututo orrendamente tre periodi di gioco. Lasciando da parte le realizzazioni offensive, favorite anche in precedenza da una difesa non impeccabile dei Pistons, ciò che sorprende maggiormente è vedere come un reparto difensivo sfaldato, a tratti inconsistente, non apprezzato precedentemente, possa materializzarsi in tutta la sua antiteticità dopo pochissimi istanti di gioco del quarto periodo. Difatti sarà proprio la difesa degli Heat la piacevole sorpresa degli ultimi minuti di gioco, il leit motiv che costringe i Pistons ad abbandonare il vantaggio accumulato a seguito del parziale di 15 a 0 inflitto dopo 6 minuti di gioco. Detroit, del tutto frastornata, si aggrappa ai suoi uomini migliori per tentare di capovolgere nuovamente l’inerzia della partita, ma Miami è particolarmente viva, trovando il contributo importante dalla panchina di un attivissimo Mike Miller. La partita però resta ugualmente combattuta fino a secondi finali quando i Pistons, grazie all’apporto di un encomiabile Rip Hamilton, trovano il lay up per il meno quattro ad undici secondi dal termine. Miami però trova con Dwyane Wade due importantissimi punti dalla lunetta che indirizzano finalmente la vittoria verso la franchigia della Florida per il 100 a 94 finale.

Doveva essere una partita abbastanza comoda nelle previsioni, invece è stata sofferta e combattuta fino all’ultimo, più per i demeriti di Miami che per le virtù di Detroit che, non me ne vogliano i suoi tifosi, èlontanissima dai fasti dei tempi che furono. Gli Heat hanno giocato con troppa sufficienza per tre quarti, specie in difesa dove si sono palesati i limiti maggiori. Nel quarto periodo è invece arrivata la reazione tanto attesa da parte nostra ed ancora una volta, ad essere determinante per le nostre vittorie è proprio quella capacità difensiva che negli ultimi periodi sembra accendersi a tratti e spegnersi tante volte.
Dalla panchina stavolta sono usciti 27 punti, la metà dei quali griffati Mike Miller. Tanti i minuti a disposizione anche di Eddie House e James Jones, chiamati a convincere coach Spoelstra nell’attesa dei Playoffs di aprile.

Non troppo convincente la prestazione da starter di Mike Bibby...

BOXSCORE MIAMI. PUNTI: Wade 24, Bosh 23, James 19, Miller 13. RIMBALZI: James 8, Bosh 7. ASSISTS: James 7.

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