Recap: Heat 96 – Magic 99

Se le partite NBA durassero solo il primo tempo, Miami ad oggi avrebbe forse 5/6 sconfitte, non di più.

Purtroppo non è così, durano 48 minuti e Miami cade ancora una volta, tra le mura amiche, dopo aver guidato anche a +20 un match che sermbrava e doveva essere a senso unico.

Invece come troppo spesso è accaduto in questa stagione, in particolare nelle ultime settimane, a un primo tempo stratosferico, in cui l’attacco giro, i fenomeni fanno i loro numeri e tutto sembra filare per il verso giusto, fa seguito una ripresa da incubo, dove quanto buono fatto nei 24 minuti precedenti viene annientato.

Non ci sono solo demeriti degli Heat in tutto ciò.

Orlando fa giocare Miami per tutto il primo tempo e sembra succube della spinta emotiva che il duo Wade-James impone alla partita, 47 punti combinati con un pazzesco 18/21 dal campo e 11/11 ai liberi.

Poi si scalda la mano di Jason Richardson, che dalla lunga distanza non perdona e castiga i padroni di casa innumerevoli volte in ritardo nelle rotazioni difensive.

Ma andiamo con ordine:

Miami parte forte in difesa, Erick Dampier riesce a limitare Dwight Howard, che da una settimana viaggia e medie di 30,3 punti con il 67% al tiro e per gli Heat è semplice indirizzare subito la partita verso i binari a loro più congeniali.

Dwyane Wade fa il diavolo a quattro nell’area dei Magic, poi è il turno di Lebron James, che prima rifornisce di palloni l’ex MVP della Finals del 2006, poi si mette in proprio ed è uno show, visto che segna a ripetizione.

La squadra di Spoeltra a metà secondo quarto conduce di 20 punti, tirando con % irreali dal campo ma preoccupandosi poco della difesa, lasciando a Ryan Anderson ghiotte occasione dalla lunga distanza (gravi pecche di Chris Bosh in questo senso) per non scoprirsi troppo su Howard.

Il nuovo arrivato Mike Bibby prende il posto di Eddie House nelle rotazioni, e senza il suo primo e unico canestro della serata a 4 minuti dalla fine del primo tempo.

Già a qualche minuti dall’intervallo lungo c’è il sentore da parte dei Magic di poter rientrare in partita, ma Lebron James sembra avere idee differenti e con un paio di Jump shot li ricaccia a 20 punti di distanza.

E’ solo un illusione perchè Orlando a cavallo tra gli ultimi due quarti piazza un parziale di 38-9 che intontisce Miami, che da -24 si vede raggiungere e poi scavalcare sull’82-79 da una tripla di Gilbert Arenas.

E’ l’inizio della fine, Orlando non demorde a va anche a +7 sul 95-87.

LeBron James, croce e delizia degli Heat

Wade e James, sono stanchi e poco lucidi ma il coraggio di Mike Miller viene premiato con una bomba importante che vale il -4 a 3 minuti dalla fine.

Un paio di difese finalmente concrete e dall’altra parte è Dampier a mettere un paio di pezze, con 5 punti consecutivi alle penetrazioni di Wade.

Orlando ha la palla per chiudere la partita ma prima Nelson e poi Anderson non trovano il canestro, mentre Miami non riesce a fare suo il possesso chiave.

Nelson fa 1/2 dalla lunetta a 20 secondi dalla fine sul 97-94, Wade risponde con un 2/2 su un fallo dubbio di Howard (e un comodo scarico a Bosh aggiungo io…) a 8 secondi dalla fine.

Ancora liberi, stavolta per Reddick che da specialista non esita è li mette entrambi.

Con 8 secondi da giocare Miami ha due comode e facili occasioni di andare al supplementare, prima con Bosh lasciato inopinatamente liberi sulla rimessa, poi grazie a una smanacciata di Mike Miller con James, con il tiro che va troppo corto sul primo ferro ( e non è la prima volta quest’anno che James spadella il tiro decisivo dopo aver messo tiri anche più difficili con una semplicità disarmante).

in conferenza stampa Wade era furioso:

Sta diventando un trend, conduciamo il gioco e poi molliamo. E’ inammisibile è una questione mentale

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