Fiducia: domanda, affermazione o risposta?

Ritorno dopo tanto tempo a parlare di questi Heat.

Dopo aver visto una buona parte della stagione era necessario scrivere due righe.

Il basket è bello perché vario.

Certo non è per controbattere l’articolo dell’ottimo Ciombe ma per scrivere e pensarla in maniera differente.

Analizzando adeguatamente le sconfitte, elenco alcuni dei problemi evidenti di questa squadra.

Miami è l’unica squadra della lega ad andare sempre in vantaggio nel primo tempo, ma perchè poi non riesce mai a chiudere le gare in maniera decente?

Aspetto mentalità vincente cercasi, ok, ma la squadra prende fiducia quando crede in quello che fa.

Troppi isolamenti e troppe conclusioni affrettate permettono ai nostri avversari di motivarsi in difesa e giocare poi sereni in attacco.

Se facciamo canestro bene, se no, cominciano ad iniziare i guai ed i parziali.

Sì, perchè leggendo le statistiche siamo la squadra con meno assist nel secondo tempo e con più palle perse della lega…

Avremo anche la miglior percentuale al tiro della lega, ma c’è sempre da vedere come vengono presi quei tiri.

Se non si ha fiducia e si gioca in isolamento la squadra ne risente psicologicamente sui 2 lati del campo.

Nelle sconfitte contro Bucks e Hawks, i troppi isolamenti di James e Wade non hanno permesso di mettere in ritmo la nostra panchina.

Se i nostri panchinari, il nostro staff di supporto, realizza 20 punti vinciamo contro chiunque, se no perdiamo sempre.

Sono i numeri che parlano.

Ma questi comprimari in che condizioni fanno canestro?

Essenzialmente dai raddoppi su James, Wade e Bosh, e senza un briciolo di tattica.

E’ già tanto poi se facciano canestro e tornino in difesa con i coltelli tra i denti.

La domanda è: perchè non vengono messi in condizioni migliori?

Spoelstra sta già lavorando tantissimo in termini di schemi e chimica di squadra, ma il problema non è suo.

I Big Three  li devi lasciare con palla in mano ad inventare, ma questi nel secondo tempo staccano il cervello e si mettono la mantella da supereroi.

I supereroi non esistono ed in qualsiasi sport di squadra le individualità vincono solo se accompagnate dal lavoro fantastico dei comprimari.

Non paragoniamo questa squadra a quella dei Bulls di Jordan.

Non argomentiamo sulla speranza che la TPO possa dare risultati a questa squadra.

Qui c’è fretta per il clamore, le attese e la voglia di vincere dell’ambiente, ma manca la fiducia nei momenti necessari.

Puó essere rappresentata sia dalla figura del coach, sia da quella di un vero leader in squadra, specie qualora si renda protagonista di scelte esatte nei momenti topici, dove si necessità di lucidità e leadership.

Ma per adesso manca, e senza non si va lontano…

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