Heat 75 – Pacers 78. Miami sa come complicarsi la vita: perso il vantaggio del “fattore campo”.
Si mette tremendamente in salita la strada per i Miami Heat che subiscono tra le mura amiche una meritata sconfitta contro gli Indiana Pacers, nella seconda gara valevole per le Semifinali di Conference.
Quella della scorsa notte, doveva rappresentare, nelle intenzioni degli Heat, la gara che avrebbe di fatto indirizzato la serie verso lidi favorevoli, tanto da un punto di vista prestazionale, specie alla luce di un’assenza pesante come quella di Chris Bosh, tanto da quello più concreto delle motivazioni, per la conservazione eventuale del fattore campo, invece dilapidata…
Si abbattuto, invece, su Erik Spoelstra un violento temporale di critiche e di dissensi su una prestazione di squadra troppo lontana dall’essere coraggiosamente avvicinabile a quella che, per ambizioni e sete di vittoria, dovrebbe essere richiesta ad una contender che si rispetti.
Davvero esasperante nel corso del match è stato l’atteggiamento offensivo per Miami, cui stavolta non sono bastati nè Dwyane Wade, nè LeBron James, pur avendo avuto con gli stessi nel finale, propizie occasioni purtroppo amaramente sprecate.
Sebbene siano state in ogni caso positive le indicazioni raccolte dalla difesa, gli Heat, ancor più per la mancanza di Bosh, hanno dimostrato nuovamente di essere troppo ancorati ad un sistema di gioco in possesso troppo prevedibile e finanche monotono, cui mai si è riuscito a creare un’alternativa adeguata nel corso del match.
Occorre adesso lavorare sui tanti problemi messi a nudo durante questa serie, ripartendo sul parquet di Indianapolis nella maniera più incisiva possibile, dove si spera possano essere stavolta risolutivi gli accorgimenti del caso apportati da coach Spoelstra. E’ necessario anzitutto una reazione mentale alle difficoltà palesatesi, proprio per riuscire a superare situazioni di disagio come queste che sicuramente lasciano strascichi di notevole entità. Riportare dalla propria il vantaggio del fattore campo, potrebbe già rappresentare una primo notevolissimo riscontro…
La strategia iniziale degli ospiti appare fin troppo comprensibile nelle primissime battute del match, poichè si indirizzano verso Roy Hibbert i primi possessi del match. Il centro dei Pacers ripaga nel migliore dei modi la fiducia accordatagli, realizzando 6 dei 9 punti messi a segno dalla sua squadra.
Così come accaduto in gara 1, gli Heat si trovano nuovamente a confrontarsi con le solite difficoltà di realizzazione, sprecando troppe conclusioni in jumper forzati e non destando mai l’effettiva sensazione di poter sconvolgere inizialmente la solida struttura della difesa impiantata da coach Vogel.
Sulla base di tali negative indicazioni, Miami va giù di colpo già dopo i primi sei minuti di gioco, per i 7 punti di vantaggio racimolati dai Pacers nell’ottimo avvio.
Dopo il time out chiamato dal preoccupato Erik Spoelstra, gli Heat però si ripresentano sul parquet ricambiando la determinazione iniziale degli ospiti e refertando un parziale immediato di 6 a 0 che ha come istantaneo effetto quello di ricucire lo strappo creatosi.
Con l’ingresso in campo di Joel Anthony e Shane Battier, nuovamente Miami assume una connotazione diversa, specie da un punto di vista difensivo, allungando il parziale di 11 a 1 e chiudendo il primo periodo di gioco con 4 punti di vantaggio.
A ridosso dei secondi 12 minuti di gioco, si rivede in campo Norris Cole, relegato nell’ultimo periodo ad assistere le gare dalla panchine. Il contributo del prodotto di Cleveland State è però apprezzabile poichè è fattivo il suo impatto nella gara.
I Pacers, difatti, continuano ad arrancare in attacco, non riuscendo mai ad accendere il proprio potenziale. Sono difatti tante le infrazioni commesse, tra cui spiccano i quatto turnovers nei primi sei minuti di gioco del secondo periodo, e le conclusioni forzate dagli ospiti che appaiono in disarmo contro l’intensità difensiva dei padroni di casa.
Sebbene di contro, Miami non brilli più di tanto in attacco, il parziale di vantaggio in suo favore fa segnare un nuovo allungo, poichè sono 9 i punti di distacco da Indiana con ancora quattro minuti da giocare per la conclusione del tempo.
Dopo il primo vero parziale messo a referto da Indiana, che con un perentorio 9 a 0 riporta in equilibrio il risultato, arriva dopo 70 minuti di gioco circa, la prima realizzazione della serie per gli Heat dalla lunga distanza, a segno con la conclusione di Shane Battier che, difatti, unitamente al canestro realizzato da LeBron James, conduce i padroni di casa all’intervallo con 5 lunghezze da difendere nel secondo tempo.
Dimostrativo, per evidenziare la scarsa efficienza offensiva dei due team, il punteggio di 38 a 33 con il quale si concludono i primi 24 minuti di gioco…
La ripresa non inizia sotto i migliori auspici per Miami per il quarto fallo commesso da Mario Chalmers, che si accomoda temporaneamente in panchina.
Continuano i problemi in fase realizzativa per i padroni di casa, controbilanciati però dal buon lavoro espresso nella propria metà campo che, perlomeno, riesce a contenere i tentativi degli avversari di riportare il punteggio in parità.
Dopo però la metà del terzo periodo, i Pacers riescono finalmente ad accendere le polveri del loro attacco, sfruttando la ritrovata vena di Danny Granger, fin lì corpo estraneo per incisività e contribuzione al proprio team.
Il parziale messo a segno è di quelli pesanti, catastrofico per le già cattive indicazioni raccolte sul team di Erik Spoelstra. Il break di 12 a 0 difatti fa letteralmente volare Indiana sul +7 di vantaggio, relegando Miami ad una condizione preoccupante anche perchè, stavolta, risultano inefficaci gli adeguamenti difensivi contro il quintetto piccolo degli ospiti.
Sotto di 9 lunghezze nel quarto periodo, Miami tenta nuovamente di rientrare affidandosi al prezioso contributo in termini di intensità ed energia sciorinato dalla propria difesa che costringe l’attacco di Indiana nuovamente ad un vistoso black out.
In attacco, invece, come di sovente accade in queste occasioni, è l’imprevedibilità ed il talento dei singoli a farla da padrone.
Sembra difatti bastare nuovamente ai padroni di casa tutto ciò, specie quando per effetto delle continue trasformazioni realizzate da Dwyane Wade e LeBron James, si ricuce definitivamente lo strappo con gli ospiti dopo la metà del periodo.
Da adesso in poi, difatti, la partita si gioca sul filo di un equilibrio delle forze in campo, che vede avvicendarsi prima gli Heat e poi i Pacers nel risultato.
E’ infatti David West, stavolta, il terminale offensivo prescelto da Vogel per ribattere ai colpi delle stelle di Miami. L’ex Hornets non sfigura affatto al cospetto, catapultando su di sè tutte le attenzioni ed i timori della difesa di casa, ma riuscendo, al contempo, a riguadagnare un esiguo vantaggio per i suoi.
Gli Heat hanno più e più volte la possibilità di riportarsi avanti, ma si sciupa miseramente ogni singola occasione.
Colossale, infatti, quella sprecata da LeBron James che, sul punteggio di 76 a 75 con 55 secondi da giocare, realizza uno 0/2 ai liberi che finisce per macchiare irrimediabilmente una prestazione in ogni caso positiva nei numeri.
Sul capovolgimento di fronte e sul successivo errore in conclusione, è feroce la lotta a rimbalzo che finisce nuovamente per premiare i Pacers che con Roy Hibbert, dalla lunetta, riescono a racimolare un altro punto a referto, portandosi quindi sul +2.
Miami ha ancora la giusta opportunità di riportarsi avanti, ma stavolta è Dwyane Wade a consumare nel peggiore dei modi un’entrata in penetrazione, assassinando, di fatto, le velleità di vittoria dei padroni di casa che soccombono, definitivamente nel risultato, con il tiro libero realizzato da George Hill sui due disponibili.
E’ nuovamente infatti pessimo il risultato dell’ultimo tiro dalla lunga distanza di Mario Chalmers che, spegnendosi sul ferro, determina il successo dei Pacers per 78 a 75.

