Heat 95 – Pacers 86. Un ottimo secondo tempo regala il successo in gara 1.

Seppur tra mille difficoltà e con enorme fatica, i Miami Heat si sbarazzano nei minuti finali dell’ultimo periodo degli Indiana Pacers, conquistando la vittoria ed il primo vantaggio al secondo turno di Playoffs della Eastern Conference.

La temerarietà del manipolo di giovani ben assemblato da Frank Vogel era sicuramente ben conoscibile all’intero ambiente, ma dopo le sofferenze patite in gara 1, penso e credo che saranno per forza di cose tanti gli argomenti su cui il coaching staff di Miami dovrà lavorare, apportando le soluzioni del caso.

I Pacers difatti si sono dimostrati una squadra versatile, equilibrata sui due lati del campo ed estremamente combattiva; alto, sotto tale aspetto, è stato il sacrificio degli Heat in termini di energia e sacrificio per avere la meglio nel secondo tempo sulle resistenze continuativamente opposte dai rivali.

Gli Heat però hanno ancora una volta raccolto nel migliore dei modi propositi e determinazione nel secondo tempo, trovando il giusto equilibrio e bilanciamento di valori grazie alla superlativa prova di Joel Anthony, che ha apportato un’intensità notevole in difesa, oltre a quelle utilissime di Shane Battier e Ronny Turiaf, rifugiandosi in attacco al preziosissimo contributo di Dwyane Wade e LeBron James, particolarmente ostinati nello sfruttare in penetrazione il proprio “game plan”, ancor più legittimato, per l’occasione, dalla situazione di emergenza ai falli che ha attanagliato per l’intera metà di gara la difesa ospite.

A rendere sicuramente meno facile il successo nella serie, l’infortunio occorso a Chris Bosh al termine del secondo periodo che, a meno di eventuali sorprese, costringerà Erik Spoelstra a dover trovare alternative adeguate almeno per le prossime due settimane.

Passiamo alla cronaca del match…

Bisogna attendere 2 minuti di gioco, prima che le squadre si decidano a realizzare un canestro. Tanti, difatti, sono i tiri falliti nelle primissime battute del match, quasi a rappresentare come sia evidente e palpabile l’apprensione iniziale per i due team.

I Pacers, però, sembrano maggiormente inclini ad imprimere il proprio ritmo alla gara, cominciando a mostrare in maniera veemente la propria determinazione che li porta al primo vero vantaggio della gara, perlopiù tramite le convincenti indicazioni raccolte sul conto di George Hill, autore di 6 degli 11 punti iniziali degli ospiti.

Sotto di 7 lunghezze, gli Heat provano più volte a rivitalizzare la propria fase offensiva, scontrandosi però in penetrazione contro la solida difesa predisposta da Frank Vogel, oppure rifugiandosi in improbabili jumper dalla media.

Tra le difficoltà del caso, quindi, coach Erik Spoelstra decide di cambiare assetto, portando LeBron James in posizione di ala grande e piazzando Shane Battier in marcatura su Danny Granger.

La nuova struttura di Miami sembra, da subito, riscuotere buoni proseliti perchè è funzionale a riprendere nel punteggio gli ospiti, garantendo al contempo maggiore efficienza in attacco, costringendo, di contro, Indiana a modificare il proprio impianto di gioco.

A cavallo tra il primo ed il secondo periodo, infatti, coach Vogel ordina l’ingresso in campo di Tyler Hansbrough e Darren Collison costringendo nuovamente gli Heat a soccombere nel gioco.

Ancora una volta si manifestano in maniera evidente le difficoltà della difesa di casa nel tenere difensivamente la point guard avversaria, poichè stavolta il play di riserva dei Pacers imprime un ritmo diverso al proprio attacco, guidando i suoi al nuovo vantaggio di 6 punti ad inizio secondo quarto.

Nonostante si cerchi in qualche modo di cambiare registro in attacco, affidandosi a continue penetrazioni legittimate dai problemi di falli della front line ospite, gli Heat continuano ad evidenziare una scarsa efficienza difensiva, specie a rimbalzo, non riuscendo quindi a definire soluzioni apprezzabili a delle difficoltà palesatesi anche per il cattivo atteggiamento espresso in campo.

I Pacers, invece, sono animati da una soddisfacente dedizione ed aggressività, evidenziatasi anche nella rimarchevole strategia difensiva consistente nel chiudere, con forza, le corsie interne della propria area alle scorribande dei padroni di casa.

Il dazio però da pagare comincia però ad essere notevole, perchè permette agli Heat di tenersi in partita grazie ai numerosi tiri liberi concessi ed aggrava, oltre modo, la già preoccupante situazione dei falli commessi dagli uomini di Vogel.

Nel finale di tempo però arriva la batosta per Miami per il serio infortunio occorso a Chris Bosh che lo costringe ad abbandonare anzitempo il match per quello che, secondo i primi riscontri del caso, sembra essere uno stiramento addominale.

In svantaggio di sei lunghezze all’intervallo lungo, Miami scende in campo con un piglio assolutamente diverso nella ripresa. Mette davvero coraggio l’atteggiamento e l’energia sciorinata nelle prime battute del terzo periodo dagli uomini di casa che cominciano finalmente ad imporre le proprie peculiarità difensive, forse contagiati dallo straordinario contributo in termini di impegno di Ronny Turiaf.

Dopo quattro minuti di gioco, difatti, gli Heat si riportano in parità nel punteggio e per i Pacers arriva la successiva tegola del quinto fallo fischiato a George Hill che commette, ingenuamente, sfondamento su Mario Chalmers nell’intento dichiarato di chiamare time out.

L’attacco dei padroni di casa comincia ad affondare i colpi nel bel mezzo della difesa degli ospiti, impelagata sempre più nella criticità di una situazione ai falli divenuta comatosa, affidandosi, in maniera più o meno alternata, sia a LeBron James che a Dwyane Wade, abili nei vari mismatch a battere i rispettivi marcatori.

Gli Heat, in tal modo, si riaffacciano prepotentemente sulla gara, tentando più volte di fuggire via ma respinti, colpo su colpo, dall’assai entusiasmante prova di Darren Collison.

L’impatto dell’ex Hornets è nuovamente importante per l’economia del gioco dei Pacers, poichè permette di sviluppare una migliore fluidità nel gioco, garantendo, con la propria rapidità, più spazi da poter sfruttare in attacco, permettendo al contempo di non perdere contatto con i padroni di casa al termine del terzo periodo.

Con il match in assoluto equilibrio in campo e nel risultato, coach Erik Spoelstra decide, giustamente, di non dare riposo nè a Dwyane Wade, nè a LeBron James, nel frattempo utilizzato continuativamente da ala grande.

L’uomo in più per Miami ad inizio quarto periodo è Joel Anthony. Il canadese difatti comincia ad ergersi quale assoluto leader difensivo, particolarmente attivo nel catturare rimbalzi e straordinariamente disciplinato in difesa, dove sono pregevoli alcune sue letture.

La difesa di casa, quindi, ancora una volta imprime il proprio marchio alla gara e costruisce il parziale iniziale di 8 a 2 che lancia gli Heat sul +6, relegando gli ospiti in un contesto di assoluta difficoltà, resa ancor più grave dal quinto fallo speso da Roy Hibbert, appena rientrato in campo.

Coach Frank Vogel, pur rischiando per i tanti minuti ancora sul cronometro, decide di continuare ad avvalersi della prestazione del centro uscito da Georgetown, che lo ripaga tuttavia nella sostanza perchè riesce a tener vivo il suo attacco, riportando, alla metà del periodo, i Pacers ad un solo possesso di distanza dai padroni di casa.

Il ritmo però imposto al match della difesa Heat è di quelli altissimi, difficili da pareggiare anche per un team versatile ed atleticamente dotato come quello dei Pacers, trovatosi a soccombere nei minuti finali del match contro la pazzesca intensità sciorinata dagli uomini di Spoelstra.

Sulla scorta delle tantissime indicazioni positive raccolte nella propria metà campo, Miami scappa via perlopiù in transizione, trovando finalmente gli argomenti giusti per fuggire via anche nel risultato che, a 2 minuti dal termine, fa segnare il nuovo +6 per i padroni di casa, sospinti da LeBron James, nuovamente efficiente nel quarto conclusivo.

I Pacers non trovano stavolta nemmeno la forza per abbozzare una nuova reazione, spinti definitivamente fuori dal match col jumper di LeBron James che, a 30 secondi dal termine, sentenzia la vittoria degli Heat per 95 a 86.

La schiacciata che è costata l'infortunio di Bosh.

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