Heat 101 – Celtics 88. Miami ritrova Bosh e riguadagna l’accesso alle Finali.
Gara sette, Finali della Eastern Conference tra Miami Heat e Boston Celtics: basterebbe solo la presentazione per sottolineare l’importanza capitale dell’intera posta in palio. Lo scontro finale, l’ultimo duello di una serie epica, arrivata però ad un crocevia, lì dove non sono ammesse repliche, nè ulteriori possibilità.
“Win or go home”, questo il cartello che soventemente, alla vigilia, campeggiava nelle presentazioni dei network d’oltreoceano, quasi a rammentarne la brutalità di un destino che, piuttosto ingiustamente visto il percorso dell’intera serie, si sarebbe abbattuto sulle speranze dell’una o dell’altra squadra.
I Miami Heat, il nuovo che avanza, con quel fardello di ambizioni mai nascoste, finanche pavoneggiate, di accendere le polveri e dare il via ad un percorso in cui il successo e la gloria possano essere costanti riconosciute.
I Boston Celtics, il “vecchio” che ritorna, arrivati invece all’ultima occasione utile per chiudere degnamente un ciclo straordinario, esaltante, degno della spirito eccitante che da sempre li anima, ne caratterizza l’aura, li rende unici.
Nient’altro di più esaltante, dunque, poteva palesarsi in campo, sul parquet dell‘American Airlines Arena, ultimo terreno di battaglia di una serie avvincente, equilibrata, quasi drammatica per qualunque epilogo rappresentabile al termine dei 48 minuti di gioco.
L’avvio, contrariamente alle aspettative, risulta essere gradevole, per l’alta percentuale di realizzazione dal campo con cui le squadre si approcciano al match.
Per Miami, il protagonista che non t’aspetti è Shane Battier, in difficoltà nell’intera serie al tiro, risoluto però stavolta nel punire due volte dall’arco le scarse attenzioni della difesa ospite.
L’equilibrio risulta essere la costante fino alla metà del periodo, fase in cui i Celtics piazzano il primo vero allungo, sebbene facilitato in maniera evidente dalla scarsa applicazione dei rivali.
Funesta è difatti la gestione dei possessi per gli Heat, già alle prese con tante palle perse ed ingenuità continue: pessimo, sotto tale aspetto, l’inizio gara di Mario Chalmers. Nemmeno le scarse attenzioni, differenti e meno febbrili su Dwyane Wade, riescono ad accendere il talento della stella di casa, piuttosto in difficoltà nell’attaccare il canestro.
Troppa benevolenza dunque concessa agli uomini in verde che, sorretti in attacco da uno straordinario Ray Allen, conquistano già 9 punti di vantaggio dopo appena otto minuti di gioco, costringendo i padroni di casa a dover fare i conti con la prime avversità della partita.
Non bastano neanche le buone realizzazioni di LeBron James, in chiusura del primo periodo, nè le ottime indicazioni al tiro raccolte su Chris Bosh, apparso tonico ed efficiente in apertura del secondo, a riportare Miami a contatto con Boston che, per l’occasione, ritrova smalto ed incisività grazie a Paul Pierce, chirurgico nel punire le transizioni gentilmente concesse per le innumerevoli palle perse collezionate dagli Heat, già 7 dopo 15 minuti di gioco.
A metà periodo circa, gli ospiti tuttavia si trovano a dover fare i conti con la tegola del terzo fallo speso da Kevin Garnett, accomodatosi in panchina piuttosto mestamente.
La storia della serie vorrebbe Miami guadagnare punti e conquistare terreno; invece, stavolta succede quello che non t’aspetti, l’esatto contrario, ricacciando nello sconforto l’intero ambiente di casa.
Boston difatti si spinge di nuovo avanti sulle ali dell’orgoglio e per la buonissima prova di Brandon Bass, roboante a rimbalzo, dinamico in attacco e soprattutto funzionale ai piani di Doc Rivers, audace nel posizionarlo da centro, a sconvolgere nuovamente i piani di gioco dei padroni di casa, distrutti nel morale dalle illuminazioni in assistenza di Rajon Rondo, già in doppia cifra alla voce assist.
Il parziale per gli Heat comincia a farsi pesante, preoccupante, poichè non si ferma il cumulo delle palle perse che, unitamente allo stato di sconforto che attanaglia Dwyane Wade, in affanno nel prendere ritmo e fiducia in attacco, porta una disapprovazione evidente per la pessima gestione del match.
Sotto di 11 punti a 3 minuti dal termine del tempo, gli Heat però trovano un break di 8 a 2 grazie ai colpi di LeBron James, disciplinato nell’attaccare in penetrazione, che, se non altro, rende il passivo meno grave in chiusura del secondo periodo, chiuso con il risultato di 53 a 46 per i Celtics.
Dopo la pausa lunga dell’intervallo, gli Heat si riportano ufficialmente a contatto dopo pochi minuti di gioco, cavalcando l’ottima serata al tiro di Shane Battier che apre il parziale di 8 punti a zero, concluso dal canestro di Dwyane Wade, grazie al quale si raggiunge il 59 pari dopo 5 minuti di gioco.
La difesa dei padroni di casa sembra salire di tono, costringendo i Celtics ad annacquarsi in attacco ed a compiere una tremenda fatica nel restare aggrappati al match. E’ però encomiabile, almeno negli intenti, l’abnegazione e l’impegno con cui Kevin Garnett e soci riescono a tenere botta, rendendo la gara avvincente e combattuta nel risultato.
Continui difatti i ribaltamenti nel risultato, a sottolineare un equilibrio in campo che permane fino allo scadere del terzo periodo, conclusosi col risultato in perfetta parità.
Spettacolari ed esaltanti i canestri con cui le squadre si ribattono colpo su colpo, l’una ai tentativi dell’altra di tirare la fuga. Bellissima la sfida tra LeBron James e Rajon Rondo inscenata nei minuti iniziali del quarto conclusivo, nel quale le squadre si alternano per ben sette volte nel vantaggio in soli quattro minuti di gioco.
Si prospetta quindi un match giocato punto a punto, sul filo delle emozioni, congeniale più all’esperienza ed alle caratteristiche dei Celtics, che alla timidezza ed alla remissività degli Heat di conquistare la vittoria negli attimi conclusivi dell’incontro.
La serie però, ancora una volta, regala una sorpresa, inattesa e per questo altamente gradita. Gli Heat, difatti, riescono a trovare la giusta quadratura del cerchio in difesa, dove è encomiabile il lavoro di Udonis Haslem, ottimamente supportato a rimbalzo da Chris Bosh. E’ proprio difatti una tripla del texano in maglia Heat ad aprire la strada dell’allungo per i padroni di casa, portatisi nel frattempo sul +6 per effetto di transizioni condotte brillantemente quale conseguenza dell’ottimo lavoro difensivo.
Quando LeBron James comincia d’un tratto ad innalzare l’intensità ed il ritmo dei suoi colpi, battendo a proprio piacimento le attenzioni di Brandon Bass, si principia ad avvertire la sensazione che i Celtics inizino a faticare pesantemente nel reggere la forza d’urto del team di Erik Spoelstra.
L’ultimo a mollare per gli ospiti è Rajon Rondo, la cui spavalderia riesce, se non altro, a innestare quel pizzico di fiducia verso una rimonta che però è gravemente pregiudicata dallo scarso dinamismo opposto dai ragazzi di Rivers contro la preponderante superiorità atletica con cui Miami mette a referto, stavolta anche grazie ai colpi di Dwyane Wade, il parziale di 17 a 4, impreziosito da una tripla da 9 metri di LeBron James che, a 3 minuti dal termine indirizza gli esiti del match e della serie verso la frianchigia della Florida, avanti di 11 punti.
L’incontro e la serie sostanzialmente terminano qui; gli ultimi minuti di gioco, difatti, regalano soltanto emozioni per i tanti di fede Celtics e per gli amanti del basket in generale. Tra gli applausi dell’assai sportivo pubblico di Miami, escono dalla gara Paul Pierce, Ray Allen e Kevin Garnett, forse chiudendo definitivamente la propria avventura con la gloriosa maglia di Boston.
Agli Heat basta solo nei minuti finali formalizzare la vittoria raggiunta col risultato di 101 a 88, grazie alla quale si riportano, a distanza di un anno, a rigiocarsi le proprie ambizioni da titolo contro i Thunder di Kevin Durant.
Tante le palpitazioni ed il pathos che hanno caratterizzato la gara, che, contrariamente alle previsioni, ha destato momenti di esaltazione e di grande trasporto emotivo.
I Celtics hanno sicuramente onorato al meglio l’impegno e l’intera serie, sovvertendo ogni più rosea previsione, lottando in ogni singola occasione di gioco, rappresentando al meglio lo spirito battagliero forgiato da Rivers e tanto caro a Red Auerbach.
Anche stanotte, difatti, hanno messo in campo tutto ciò che era nelle proprie risorse, risultando nel primo tempo altamente competitivi grazie alla superlativa prova di Rajon Rondo in fase di assistenza, ed a quelle non meno degne di rilievo di Ray Allen e Brandon Bass, autore di 14 punti nei primi 24 minuti di gioco.
Dopo la prima metà di gioco in cui sono state tantissime le palle perse e poco incoraggianti le prestazioni di Dwyane Wade e Mario Chalmers, Miami si è riscoperta nuovamente competitiva nella ripresa, ritrovando consistenza difensiva già nel terzo periodo, surclassando addirittura l’avversario per intensità ed energia dopo pochi minuti del quarto periodo.
Stavolta il tassello necessario per far girare gli ingranaggi degli Heat è stato Chris Bosh, attento come non mai in difesa, dinamico a rimbalzo, chirurgico al tiro, vero e proprio propulsore della spinta offensiva con cui gli uomini di Erik Spoelstra hanno messo a segno il break decisivo per scardinare a proprio favore l’equilibrio del match e della serie.
Determinanti i Big Three di Miami, autori degli ultimi 31 punti della gara per i padroni di casa, ed esecutori materiali per assassinare, una volta per tutte, l’orgoglio e la fierezza dei Celtics.
All’orizzonte ci sono i Thunder di Kevin Durant e di James Harden… La rincorsa al titolo si arricchisce di una nuova affascinante sfida, l’ultimo ostacolo sul cammino del successo, l’ultima battaglia sulla strada per la gloria.

