Heat 104 – Thunder 98
Gli Heat mettono una seria ipoteca al titolo di campioni NBA infierendo la terza sconfitta consecutiva ai Thunder in queste Finali NBA.
Gara 4 era una gara “pivotal”, come le altre del resto, per peso specifico, ma forse più importante delle precedenti, perchè sopra 2-1 nella serie Miami doveva scacciare dalla testa l’incubo dello scorso anno, quando sopra sempre 2-1 contro i Mavericks perse 3 partite consecutive consegnando il titolo a Dirk Nowitzki e compagnia.
Perdere, oltre a mandare in parità la contesa sul 2-2 avrebbe significato perdere il fattore campo, ridare inerzia ai Thunder e entrare in una miniserie al meglio delle 3 partite che avrebbe rimesso tutto in discussione.
Invece gli Heat sono “sopravvissuti”: alla partenza flash degli avversari, all’infortunio di LeBron James, a Russell Westbrook, autore di una prova stratosferica quando indecifrabile, con i suoi 43 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, 20/32 al tiro, ma anche gli errori, alcuni dei quali banali e ingenui che hanno permesso agli Heat di vincere la partita.
Il prodotto di UCLA ha giocato 6 minuti della prima e ultima frazione in modalità “Dwyane Wade 2006 reloaded”, essenzialmente immarcabile, creando grattacapi a go-go a Erik Spoelstra, che le ha provate di tutte per limitarlo, a Wade e Chalmers che si sono divisi l’onere della marcatura, ma più in generale a tutti gli Heat, preda della invenzioni del numero “0″.
Saltano agli occhi gli errori decisivi nel finale, ma è altrettanto vero che senza i suoi canestri, Oklahoma City avrebbe preso una discreta imbarcata.
LeBron James gioca l’ennesima partita di grande sostanza, meno appariscente nei numeri, “solo” 26 punti, 9 rimbalzi, e 12 assist, ma tatticamente perfetta nel dosare giocate di forza a letture da playmaker per assistenze.
Suo è stato anche il canestro simbolo di questa partita e forse delle intere Finals, su una gamba sola, per colpa dell’infortunio alla coscia, forzato, allo scadere dei 24 secondi, senza ritmo, da fermo, una tripla sparata in faccia a Sefolosha per far rialzare la testa agli Heat e indirizzare la gara negli ultimi 3 minuti di gioco.
Dwyane Wade ha contributo a suo solito con tanta qualità annacquata però da tante sbavature, al tiro, nella gestione dei possessi, con 25 punti, 5 rimbalzi, 3 assist, ma anche i canestri pesanti in contumacia l’assenza di James, giocando in modo molto lucido i palloni chiave.
Ma l’eroe della serata, senza dubbio è Mario Chalmers, autore di una di quelle prove che rimarranno negli annali, per il senso del dramma, la forza interiore, gli attributi esposti a tutto il mondo dopo 2 gare “infelici” che lo avevano battezzato come l’anello debole del quintetto Heat.
Per l’uomo dalla Alaska, 25 punti, con 9/15 al tiro di cui 6/6 da due punti rimediati in penetrazione o con arcobaleni a scavalcare l’aiuto del lungo avversario.
I suoi canestri, le sue triple, le sue percussioni a canestro sono state continue stilettate alla difesa dei Thunder che come fermava l’emorragia provocata da James e Wade doveva scoprirsi al numero 15 in maglia Heat, che si è pure preso il lusso di mettere a segno i palloni decisivi, compresi i liberi della staffa.
Oklahoma City parte come mai aveva fatto in questa serie di finale, forte e tonica nell’aggredire il canestro grazie a un Russell Westbrook ispirato e on fire che segna subito 8 punti nel primo parziale Thunder di 15-5 dopo appena 4 minuti.
Gli ospiti vogliono dimostrare di esserci, e nel primo quarto tirano con percentuali irreali, mentre Miami fatica ad attaccare anche perchè Scott Brooks cambia strategia e marcature, con Durant a “riposarsi” su Chalmers, Westbrook a aggredire atleticamente Wade e Sefolosha a irretire James.
Gli Heat recuperano fino al 12-17 a 6 minuti dal primo miniriposo ma da lì in poi Kevin Durant prende per mano in suoi compagni, sfruttando gli ampi spazi concessi dalla prestazione di Westbrook per segnare i “suoi” canestri.
Ad assisterlo c’è il miglior Nick Collison da gara 1, che oltre a dare concretezza difensiva, diventa una fattore in attacco raccogliendo dalla spazzature palle morte che traduce in canestri che danno inerzia e morale ai Thunder, che volano al massimo vantaggio di +17 sul 33-16 a fine primo quarto.
Spoelstra riesce però a estrarre il coniglio dal cilindro, con Norris Cole al posto di uno “spento” Mario Chalmers, che in pochi minuti piazza 8 punti, con due triple, scombinando ogni piano tattico di Brooks e che servono da ossigeno agli Heat per riorganizzarsi.
James gioca in post basso, ma con lucidità legge i raddoppi senza volerla a tutti i costi vincere da solo e colpisce solo quando necessario.
Miami tra fine primo quarto e metà secondo periodo piazza un parziale di 15-0 che permette di tornare a contatto con i Thunder in apnea per 5 minuti.
Una tripla di Wade regala il 35-35 che però dura il tempo che ci mette Westbrook e l’unico sussulto di Harden da tre punti a cancellare il tutto.
Miami però non demorde, coglie l’occasione e instilla il seme del dubbio nei propri mezzi nelle teste dei giocatori dei Thunder, che vanificando il vantaggio di 16 punti in un niente, iniziano a sciogliersi lentamente.
LeBron James segna poco, ma già nel primo tempo flirta con la tripla doppia, con 10 punti, 8 assist e 6 rimbalzi. Lascia il proscenio a Wade e un Chalmers che dopo l’incubo del primo quarto sale nettamente di colpi a suone di triple.
Il primo tempo si chiude 49-46 per Oklahoma City ed è una manna dal cielo per gli Heat.
Il terzo quarto, come sempre in queste Finals è la frazione più importante, quella in cui si decide la partita e l’inerzia della stessa.
Miami l’approccia con il piglio giusto, Dwyane Wade in percussione segna, James ha già 11 assist, si vede anche Chris Bosh, e Mario Chalmers con una tripla sigla il massimo vantaggio Heat 64-60 dopo appena 5 minuti.
Westbrook è l’anima dei Thunder, Durant fatica a entrare in partita, Chalmers continua a segnare agendo negli spazi creati da James e Wade, Miami ha l’inerzia della partita, ma non riesce mai a scrollarsi di dosso Oklahoma City che a 4 minuti dalla fine del periodo insegue 68-66.
La tripla di Battier, l’unica della sua partita su 4 tentativi, dopo aver iniziato la serie con un complessivo 11/15, vale oro, perchè da il nuovo massimo vantaggio Heat 71-66.
Miami attacca il ferro, e Lebron James riesce a lucrare fischi a favore, a volte abbastanza dubbi a dire la verità, altre per delle banali ingenuità dei Thunder, che cedono allo pressione delle Finals.
Con 47 secondi da giocare nel quarto James segna il suo 20° punti che vale il 79-72, ma Westbrook segna quasi allo scadere un jumper difficile a centro area mentre Jones commette uno sciocco fallo su Durant che in lunetta segna il -4 e riapre i conti per il rush finale del 4° periodo.
La seconda parte dello spettacolo di Russell Westbrook si compie da subito a inizio ultimo periodo a cui era entrato già con 26 punti all’attivo, sui 43 finali.
Ma a supportare la sua straordinaria serata non c’è nessuno, nè Durant nè in particolare Harden, che sbaglia tutto ciò che umanamente si può sbagliare, ovvero open shot da tre punti con metri di spazio, con la ciliegina di un canestro mangiato in contropiede dopo aver rubato palla a Wade.
Canestri sbagliati che fanno la differenza, perchè gli Heat iniziano a accusare la stanchezza ma si mantengono sempre avanti anche di 6 punti sull’85-79 a 8 minuti dalla fine grazie all’ennesima tripla a segno di Mario Chalmers.
Quindi è ancora Westbrook a tenere a galla i suoi, in un momento critico, con 9 punti consecutivi di assoluto dominio emotivo che riportano i Thunder in parità a 6 minuti dalla fine 90-90.
E’ a questo punto che il destino ci mette lo zampino.
Dopo una penetrazione in cui perde il controllo del corpo, James si spalma a terra, Derek Fisher recupera palla e si invola a canestro 1 contro tutti, ma Wade recupera, lo stoppa, Chalmers lancia James che si rialza, segna, ma poi in preda a dolori a una gamba è costretto a chiamare timeout e uscire.
A primo impatto sembra un brutto infortunio, James non si regge in piedi e viene portato a braccio a bordo campo.
Lo staff medico è su di lui, nella AAA cala un gelo assoluto. James è infortunato e ne stanno valutando l’entità.
Alla fine per lui “solo” crampi, che già si erano manifestati a fine primo tempo nello spogliatoio, denotando quanto il suo corpo fosse al limite dello sforzo fisico, a un passo dal tipo di infortunio più grave che poteva materializzarsi con uno strappo muscolare.
LeBron James deve stare fuori, e mentre cerca di “strecthare” la zona infortunata, Durant ne approfitta per segnare subito 4 punti consecutivi per il 94-92 a 5 minuti dal termine.
Miami è in confusione, tra palle perse e scelte poco oculate, quindi c’è bisogno che James stringa i denti e riscenda in campo, zoppicando vistosamente.
La mossa paga da un punto di vista emotivo, perchè Miami torna in parità poi a 2 minuti e 51 secondi dalla fine LeBron James si prende un enorme responsabilità prendendo e segnando la tripla del +3, 97-94 che “rompe” gli equilibri della partita e da nuova spinta agli Heat.
Durant perde palla, Wade segna in traffico il +5, ma Westbrook è ancora lucido per segnare il suo 41° punto a meno di 2 minuti dalla fine.
Il finale è entusiasmante.
James, gioca da fermo, prende un’altra tripla che nemmeno prende il ferro, Sefolosha con 1 minuto ancora sul cronometro sbaglia dall’angolo la bomba che potrebbe cambiare il volto della gara e Mario Chalmers a 44 secondi dal termine punisce ancora le disattenzioni Thunder con il layup del +5, 101-96.
Oklahoma è ancora Russell Westbrook, che punta il canestro e appoggia per il -3 con 40 secondi da giocare, mentre sul capovolgimento di fronte, Wade prova in corsa a segnare il canestro che chiuderebbe la partita sullo scadere dei 24 secondi, senza prendere il ferro, ma Udonis Haslem è abile a prendere il rimbalzo e rifugiarsi in una palla contesa a 8 decimi di secondi ancora validi per l’azione d’attacco, che per regolamento vengono portati a 5 secondi.
Sulla palla a due, Shane Battier compie un autentica prodezza recuperando il possesso smanacciando il pallone, anticipando l’intervento di Durant.
Chalmers raccoglie la palla, ma Westbrook in un gesto sconsiderato e ancora enigmatico spende fallo su di lui, in una situazione, con 5 secondi per tirare, da cui Chalmers avrebbe oggettivamente fatto fatica a uscirne.
Il nativo dell’Alaska segna entrambi i liberi, 103-98 a 13 secondi dalla fine.
Sulla rimessa conseguente il timeout Kevin Durant prova una tripla disperata con l’uomo addosso, ma Miami recupera il rimbalzo e Chalmers ancora una volta dalla linea allunga al definitivo +6.
E ora gli Heat sono ad una vittoria dal traguardo.
Giovedì notte va in scena gara 5, l’ultimo impegno casalingo prima di trasferirsi, in caso di exploit Thunder, a Oklahoma City, per il secondo e dei tre macht ball a disposizione per aggiudicarsi l’agognato anello.
Vi avevamo annunciato, che il nostro @Ivan7Lui avrebbe seguito live gara 4 sugli spalti dell’American Airlines Arena e avrebbe condiviso tramite twitter le sue impressioni. Purtroppo a causa di problemi di rete, non ha potuto connettersi e commentare sotto l’hashtag #playitFINALS la gara.
Vi consigliamo tuttavia di seguirlo, perchè quando possibile cercherà di recuperare il tempo “perso” nel corso delle giornate di oggi e domani e già da domani notte, dovrebbe essere in grado di “riprendere” il lavoro seguendo gara 5 da uno dei più famosi Sports Bar di South Beach.

