Heat 91 – Thunder 85

Miami si porta in vantaggio per 2-1, capitalizzando il primo dei tre macht consecutivi casalinghi di queste finali NBA, consci comunque che la strada verso il titolo è ancora molto lunga e tutta da decidere, come ci ricordiamo bene appunto noi tifosi Heat che appena 12 mesi fa, guidavamo la serie contro Dallas proprio per 2-1 prima di crollare.

Ancora una volta è un piccolo capolavoro tattico degli Heat, che riescono a mandare fuori giri, nel momento decisivo della partita ovvero nel 3° periodo, Russell Westbrook, 19 punti con 8/18 al tiro e riescono ad annullare James Harden tenuto a soli 9 punti con 2/10 al tiro totale, seconda volta in tre gare che “il Barba” non va in doppia cifra, cosa mai successa nemmeno per una volta in questi playoff prima dell’atto conclusivo.

L’impressione comunque è che i Thunder ci abbiamo messo anche del loro per non vincere la partita, mostrando tutta la loro inesperienza a questi livello con una serie di scelte, decisioni, letture, mancanza di lucidità e mano fredda nei momento clou della partita.

Questa volta Kevin Durant è “solo” umano, con una gara da 25 punti, 11-19 al tiro, iniziata con uno strepitoso 9/13 al tiro, ma sporcata da 5 palle perse e soprattutto 5 falli, alcuni veramente banali e ingenui, che come in gara 2, non gli hanno permesso di decidere come vorrebbe l’ultimo periodo.

Ma l’eroe di gara 3 è certamente LeBron James, autore di un’altra grande prova da 29 punti e 14 rimbalzi, capace nella solita partita di fare a sportellate con Perkins e Ibaka, difendere su Westbrook, Harden e Durant, prendere rimbalzi come un centro, sfruttare il fisico in post basso come una power forward e gestire la palla come un play.

A questo aggiunge una serie di canestri di capitale importanza come la tripla cruciale a fine 3° periodo, che da il vantaggio agli Heat che erano andati sotto di 10 lunghezze e i canestri in percussione nel 4° periodo che distaccano gli Heat per l’ennesimo finale in volata.

James, Wade e Bosh si scambiano “cinque alti”. Gara 3 è degli Heat

La prova di Dwyane Wade è altresi importante, nonostante diverse sbavature, specialmente negli ultimi minuti, che stavano permettendo ai Thunder di recuperare lo svantaggio.

Per lui 25 punti, 7 rimbalzi e 7 assist, che nonostante le 5 palle perse sono stati preziosi per tutto l’arco del macht.

Ancora una volta una delle chiavi della partita risulta essere Chris Bosh, che svolge egregiamente il suo compito tattico con 10 punti ma 11, preziosi, determinanti, rimbalzi di cui 4 offensivi.

Dopo due gare in cui gli Heat scappano nel primo quarto, gara 3 è invece diversa, subito in equilbrio per tutto il primo tempo, mai più di tre possessi di vantaggio tra le due squadre.

Wade è illuminante nel trovare Chris Bosh per tre volte sotto canestro e nel muovere con i tempi e modi giusti la palla per la soluzione personale o per mandare anche a canestro James che gioca molto senza palla nei primi minuti.

Sponda Thunder si fa vedere Kendrick Perkins, da molti ritenuto il punto debole del quintetto di Scott Brooks che però per almeno 3 quarti buoni è un fattore in positivo per Oklahoma City.

I Thunder però hanno anche bisogno dei punti di Kevin Durant troppo presto, per restare in partita, mentre sempre Durant in difesa soffre come non mai l’impatto fisico di LeBron James.

Dopo 14 minuti di partita gli Heat toccano il massimo vantaggio di +8, 30-22 ma i Thunder, con Perkins ancora sugli scudi e sfruttando i mismacht che portano Wade in marcatura su Durant, reagiscono e impattano sul 31-31 a 6 minuti dall’intervallo lungo.

Dwyane Wade è scatenato, nell’arco di 3 minuti segna 7 punti, tutti i punti Heat in quel frattempo, attaccando il ferro, trovando lo spiraglio per evoluire a canestro con tiri di una bellezza pura, ma ancora una volta i Thunder non demordono, grazie alle mani fatate di Durant e al suo tocco dalla lunga distanza che li tiene a contatto.

Sempre grazie a Durant, Oklahoma City prova il contrattacco, fissando il punteggio sul 41-38 Thunder con 2 minuti da giocare.

Miami è in difficoltà al tiro da fuori, le percentuali registrano 1/12 al tiro da fuori l’area dei tre secondi, ma ecco che arriva Shane Battier, che con due triple (11/14 da tre per lui nella serie fino ad ora) spazza via tutto, per il 47-43 con cui gli Heat tornano nuovamente in testa.

Ma le grandi giocate prima della fine del primo tempo non sono finite, e ne è la dimostrazione il 13° punto nella partita di Westbrook con una tripla quasi allo scadere, anche forzata, che però brucia la retina con l’immancabile gesto del pistolero dell’ex UCLA che fissa il punteggio sul 47-46 in favore Heat.

Il secondo tempo vede Miami arrancare in attacco, troppo sprecisi nel tiro da fuori per allargare il campo, dando modo alla difesa dei Thunder di organizzarsi, cambiare tattica, riempire l’area e raddoppiare in modo automatico James dal post basso o chiudendo i varchi per Wade.

I Thunder sospinti dall’energia e faccia tosta di Westbrook e del talento di Durant volano a +7 sul 60-53 e poi grazie a un gioco da 4 punti di Derek Fisher sembrano avere la partita in mano sul +10, 74-64 a quasi 5 minuti dalla fine del quarto.

Ma per Oklahoma City arriva una brutta notizia, sotto forma del 4° fallo (dubbio tra l’altro) di Kevin Durant che costringe Scott Brooks a metterlo a sedere.

Miami sfrutta il momento propizio, i Thunder perdono lucidità e concedono due potenziali giochi da 4 punti a Battier e Jones che dalla lunetta fanno 6/6 e rimettono in discussione il punteggio.

Brooks è persino costretto a panchinare Russell Westbrook che dopo aver giocato i primi minuti del periodo ad un altissimo livello, va su di giri e diventa dannoso per i suoi compagni.

Gli Heat continuano tuttavia ad avere difficoltà al tiro, ma dalla lunetta capitalizzano ogni regalo avversario per poi sferrare il contattacco con una tripla di capitale importanza di LeBron James dall’angolo, che manda ancora avanti gli Heat a 50 secondi dalla fine del periodo sul 69-67.

Nell’ultimo periodo una tripla di James Jones, che gioca minuti di qualità, manda Miami avanti 74-69, ma poi i Thunder mordono con efficacia in difesa, togliendo ancora una volta i riferimenti agli Heat, e con Westbrook, Harden e Durant spingono in contropiede per tornare a contatto.

La partita resta in equilibrio, massimo un possesso di distacco, fino a 3 minuti e mezzo dal termine, quando è James a segnare e subire il fallo per il +7, 84-77.

Sembra chiusa, perchè successivamente ancora una volta è James a trovare il canestro nel cuore dell’area per il nuovo +7, ma Wade, forse a causa dei 24 minuti filati che gioca nel secondo tempo, non è lucido, e perde una sanguinosa palla sul pressing di Thabo Sefolosha che porta i Thunder a -3 e propizia successivamente il -1 con cui Westbrook sigilla il suo 19° ed ultimo punto a 1 minuto e trenta dalla fine, 86-85 Heat.

Con una palla di capitale importanza in mano, James pesca Chris Bosh in taglio che viene fermato fallosamente ma in lunetta segna entrambi i liberi per il nuovo +3.

I Thunder si affidano a Durant che però sbaglia il tiro, ma è Westbrook a recuperare il rimbalzo e poi complice uno scivolone di Chalmers che gli regala 4 metri di spazio, ha il pallone del pareggio, da tre punti che però scheggia appena il ferro.

James viene mandato in lunetta a 16 secondi dalla fine e realizza il personale che vale il +4, sull’89-85.

I Thunder disegnano lo schema per un tiro da tre di Durant, ma il loro gioco viene rotto dal cambio di marcature di Wade e James che negano la ricezione alla stella uscita da Texas mentre i Thunder pasticciano sulla rimessa per una palla persa che di fatto chiude i conti, dando modo a Wade di sugellare la vittoria dalla lunetta per il 91-85 finale.

Appuntamento nella notte tra martedì e mercoledì per gara 4, con una piccola sorpresa per tutto i tifosi Heat.

Seguite infatti su twitter questo account, @Ivan7Lui, tifoso Heat e lettore di wewantheat, che sarà all’American Airlines Arena di Miami per seguire dal vivo gara 4 dagli spalti.

Tramite l’hashtag #playitFINALS commenterà live la gara, le impressioni, la sua esperienza e si ripeterà per gara 5 in programma tra giovedì e venerdì, stavolta non all’Arena, ma in uno dei più famosi SportBars di South Beach.

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