Thunder vs Heat. NBA Finals 2012 PREVIEW

David Stern in questo momento è sicuramente seduto comodamente nel suo ufficio ed ha un sorriso dipinto sulla faccia.

La finale NBA tra Miami Heat e Oklahoma City Thunder è infatti l’arma ideale per promuovere la lega più bella del mondo per il prossimo lustro se non oltre.

Era la finale annunciata all’inizio della stagione, il nuovo che avanza, il passato che lascia idealmente il testimone alla nuova generazione.

E’ anche una finale controversa, che farà discutere molti.

I puristi del gioco innanzitutto, che avrebbero firmato cambiali su cambiali per vedere all’atto finale Celtics e Spurs, squadre che incarnano il bel gioco, tecnico e tattico prima che fisico e atletico, ma forse dimenticandosi che questi sono i Playoff NBA, dove non conta chi gioca bene, ma chi vince e per arrivare fino in fondo, Miami e Oklahoma City, hanno vinto contro tutte le avversarie che si sono parate loro davanti.

Noi siamo dell’opinione che il basket è bello a prescindere dalla qualità tecnica del gioco e vale la pena seguirlo anche solo per le emozioni che ti regala.

Non si arriva in Finale per caso o solo per prepotenza fisica/atletica e i due team che si contenderanno l’anello hanno espresso il miglior basket della lega a tutto tondo per arrivare a questo punto, spazzando via nel corso dei questi Playoff le 5 squadre che si erano spartiti 11 degli ultimi 13 titoli vinti.

Sarà certamente una serie epica, lunga o corta che sia, perché impregnata di così tanti fattori da rendere comunque “zoppe” preview o analisi tecniche/tattiche del caso.

E’ lo scontro che probabilmente decreterà il vincitore dell’atavica diatriba tra chi sia il più forte tra Kevin Durant o Lebron James in primis, per dire quello che sarà il tema predominante su cui i media faranno propaganda.

Il duello nel duello

La faccia tosta dei giovani leoni, contro la voglia di rivalsa delle stelle più accreditate del firmamento NBA potrebbe essere un’altra e leva su cui imbastire un degno piano di marketing.

E’ anche uno scontro tra due filosofie tecniche tanto diverse quanto simili. Erik Spoelstra e Scott Brooks non rientrano certamente nel gotha dei migliori coach NBA, ma hanno plasmato le loro squadre su aspetti affini: difesa forte e attacco “opportunistico”, che nella migliore delle ipotesi riesce a creare una breccia nelle difese altrui e nella peggiore, rende la manovra poco fluido e macchinoso.

Ma il talento a disposizione dei due coach è talmente imbarazzante da poterci permettere di assistere a una grande serie.

Qui Miami

Sotto 3-2 nelle finali di Conference contro i Boston Celtics, a South Beach stava per andare in scena lo psicodramma che avrebbe fatto implodere il progetto Big Three e avrebbe rivoluzionato il volto degli Heat dei prossimi anni.

Invece grazie a un tremendo LeBron James e una gara 7 giocata in modo intelligente quanto lucido, gli Heat ritornano in finale, con coach Erik Spoeltra che sintetizza il tutto così

Passare attraverso tutte queste difficoltà ci ha permesso di forgiare il nostro carattere

Il cammino degli Heat è stato faticoso e ricco di ostacoli.

Fatti fuori i New York Knicks, infatti, Miami ha trovato sulla sua strada gli Indiana Pacers che sull’1-2, con Bosh fuori per infortunio, hanno messo in enorme difficoltà James & soci, che in quel momento stavano vivendo il primo capitolo del loro personale dramma.

Superati i Pacers ecco i gli ancestrali nemici dei Celtics, la squadra che per anni ha negato a James e poi a Wade la gloria nei Playoff.

Una serie lunga 7 e massacranti partite. Spuntata, alludendo alla parole del coach, grazie soprattutto al carattere ed a un pizzico di freschezza atletica in più.

Qui Oklahoma City

Vedere il cammino dei Thunder fino alle finali ci ha ricordato un po il cammino degli Heat nei playoff della scorsa stagione: un rullo compressore che ha fatto polpette delle avversarie.

Dopo lo sweep ai danni dei campioni in carica dei Dallas Mavericks ecco un secco 4-1 maturato contro i Los Angeles Lakers per poi compiere l’impresa, sotto di 0-2 contro i San Antonio Spurs che ne ha legittimato l’accesso alle Finals.

I Thunder eccezion fatta di quelle due gare perse in Texas, hanno sempre giocato con la testa sgombra, evidenziando una prepotenza atletica (grazie a Westbrook), tattica (Harden la chiave in ogni serie) e tecnica (Durant ovviamente) di assoluto livello, che ora verrà messa alla prova contro gli Heat, per la definitiva consacrazione.

Scontri Diretti

Thunder e Heat si sono incontrati due volte in stagione regolare, nell’arco di 10 giorni, dividendosi equamente le vittorie, peraltro tutte vittorie casalinghe.

- Thunder 103 – Heat 87 del 25 marzo

Nel matinée domenicale a Oklahoma City, i Thunder, grazie a un secondo quarto di grande intensità, vinsero, anzi stravinsero trascinati da una quasi tripla doppia di Kevin Durant (29+9+8) e dell’impatto fisico della coppia di lunghi Perkins e Ibaka che annichilì Chris Bosh. Entrambe le squadre erano al completo e in un momento della stagione privo di alibi.

Heat 98 – Thunder 93 del 4 Aprile

La rivincita degli Heat a campi invertiti. Una partita bella, vibrante e tirata, vinta dai padroni di casa dopo un finale al cardiopalma. Da una parte James e Wade segnarono i canestri decisivi, coadiuvato da Chalmers e Battier, sponda Thunder non bastarono i punti di Durant e Westbrook.

MisMacht con cifre riferite ai Playoff

- Mario Chalmers – 35.3 minuti, 11,6 punti, 3.9 rimbalzi, 3.9 assist

- Russell Westbrook – 37.1 minuti, 21.7 punti, 5.1 rimbalzi, 5.6 assist

Dopo Rondo, ecco per Mario Chalmers un’altra gatta da pelare. Westbrook sta giocando dei playoff strepitosi, in netto crescendo. Nella prima serie contro Dallas ha fatto il bello e cattivo tempo, contro i Lakers si è ripetuto, mentre contro gli Spurs è maturato. E’ stato sotto controllo, micidiale nel punire le disattenzioni avversarie, difendendo forte quando richiesto su Parker. Quando punta il ferro è un canestro, o un fallo o un canestro e fallo. L’unico modo di arginarlo è scommettere sul suo tiro, che però in questi playoff è più continuo del solito, specie quando esegue il palleggio arresto e tiro dalla lunetta. Può avere in queste finals, l’impatto che ebbe Wade in quelle del 2006, folgorando le difese altrui, ma questo pregio, può anche essere un suo limite, e compito di Chalmers sarà farlo andare fuori giri, dato che ha la struttura fisica per non farsi spostare, ma non la rapidità nel reggerne il primo passo. Vantaggio: Thunder. Chalmers può solo cercare di limitare i danni.

- Dwyane Wade – 39.1 minuti, 22.9 punti, 5 rimbalzi, 4.1 assist

- Thabo Sefolosha – 21.1 minuti, 5.5 punti, 1.5 recuperi, 2.9 rimbalzi

Wade è chiamato alla serie della verità, nel senso che dopo i bagliori mostrati contro i Knicks, la sua esplosione, nelle ultime 3 gare contro i Pacers, il suo quieto vivere contro i Celtics, ora è il momento che aiuti definitivamente LeBron a costruire e finalizzare. Il suo gioco è imprescindibile per gli Heat se vogliono provare a vincere l’anello. Però i Thunder hanno uno dei migliori difensori della lega nel medesimo ruolo e come tipologia è anche uno di quelli che sa mettere in difficoltà Wade, ovvero rapido, anche sporco, braccia lunghe, atletismo in grado di contenere il primo passo del numero 3. Ma non ha l’esperienza di Wade, che a questi livelli, può avere ancora qualche cartuccia da sparare che ancora non ha usato nel corso di questi Playoff. Vantaggio: Heat. Nell’attesa di scontrarsi con Harden.

- LeBron James – 42.4 minuti, 30.8 punti, 9.6 rimbalzi, 50% dal campo

- Kevin Durant – 41.6 minuti, 27.8 punti, 7.9 rimbalzi, 50% dal campo

Due amici fuori dal campo, che hanno passato l’estate del lockout allenandosi insieme. Ora però è tempo di mettere da parte i convenevoli, perché la vittoria di uno, significa la sconfitta (non solo sul campo) dell’altro e nessuno dei due ci sta a perdere. Si marcheranno? Spoelstra vorrà avere James lucido, nell’arco della serie, anche se parlando dei Thunder è difficile pensare di risparmiare un esterno, visto il trio Westbrook/Harden/Durant. Anche Brooks cercherà il meno possibile di spremere Durant su James, in primis perché fisicamente non reggerebbe una serie intera sulle tracce del prescelto. Quindi ricorrà spesso al quintetto piccolo, e cercherà di farlo “riposare” su Battier o Haslem. Vantaggio: pari. James è più completo, Durant mette i big shots. Chi riesce a colmare la propria lacuna prende il vantaggio.

- Chris Bosh – 28.4 minuti, 13.7 punti, 6.9 rimbalzi, 52% dal campo

- Serge Ibaka – 29.1 minuti, 10.7 punti, 5.9 rimbalzi, 3.3 stoppate

Al di là di chi giochi centro tra Bosh e Haslem, è quasi sicuro che sarà Ibaka a marcare l’ex Raptors e Perkins l’altro lungo di quintetto. Ibaka è un difensore fenomenale in aiuto e il ruolo di Bosh è, come sempre del resto, aprire il campo, mentre in difesa è l’unico lungo vero in possesso di centimetri anche per non andare sotto a rimbalzo. L’obbiettivo primario è togliere Ibaka dal centro area. Ibaka ha vinto quasi da solo gara 4, quella in cui ha segnato 11/11 dal campo, frutto dei jumper concessi dalla difesa texana alla ricerca di una strategia per marcare di squadra Durant, Westbrook e Harden. Il suo tiro dai 5 metri può essere l’arma che sconvolge tutti i piani tattici difensivi di Spoelstra. Vantaggio: Heat se Bosh tiene in scacco Ibaka come fatto con KG.

- Udonis Haslem – 21.8 minuti, 5.7 punti, 7 rimbalzi, 46% dal campo

- Kendrick Perkins – 26.7 minuti, 4.7 punti, 6 rimbalzi, 1.4 stoppate

I due picchiatori. Sfruttando i loro blocchi gli esterni Heat e Thunder riescono a squarciare la difesa. Haslem è più rapido, ma meno fisico, che invece è la caratteristica di Perkins. Potranno incorrere nella serie in problemi di falli e il loro minutaggio mano mano che passa la partita è destinato a calare in favore di quintetto con un solo lungo. Il tiro frontale di Udonis Haslem e la sua capacità di seguire la penetrazione per un rimbalzo d’attacco sono armi tattiche importanti. Nella serie contro Boston il suo lavoro consisteva anche nell’aiutare in modo sistematico sui blocchi per Ray Allen, contro i Thunder oltre a fare massa in area, avrà un ruolo speciale nel cercare di spezzare i pick & roll di Westbrook e ritardarli il tempo che basta per non fargli trovare la direttrice verso il canestro. Vantaggio: Pari. Duello tra muscolari bravi nel lavoro sporco. Si autoelimineranno.

- Shane Battier – 32.3 minuti, 5.7 punti, 3.2 rimbalzi, 32% da tre

- James Harden – 31.1 minuti, 17.6 punti, 5,2 rimbalzi, 44% da tre

La panchina dei Thunder fa paura. Harden è ovviamente il nome più noto, un falso panchinaro che gioca i minuti di uno starter e incide come una star. Lui cambia le partite e gli Heat sinceramente non hanno una contromossa adeguata da opporgli. Oltre lui si alzano per giocare minuti importanti Derek Fisher, che a questi livelli è ancora in grado di spostare in un singolo possesso, spesso decisivo e Nick Collison, un lungo tuttofare di grande energia e QI cestistico elevatissimo. Per gli Heat a parte Shane Battier, complice il calo fisico di Mike Miller, possono far parte delle rotazioni James Jones e Joel Anthony (che può rientrare prepotentemente nelle rotazioni…). Ma sono gregari, che nella serie contro Boston hanno passato più tempo a incitare i compagni che a calcare il parquet. Battier in questa serie deve incidere difensivamente come fatto contro New York e Boston. Contro i Knicks Spoelstra lo incaricò di sfiancare Carmelo Anthony per poi consegnarlo per il colpo di grazia a James. Contro Boston ha marcato Pierce e nei minuti finali Ray Allen per opporre centimetri e QI difensivo alle uscite dai blocchi dell’ex Sonics. Contro i Thunder può marcare sia Durant che Harden, e la qualità del suo lavoro inciderà in maniera considerevole sulle fortune degli Heat. Se poi confermasse il sangue freddo e della ultime 2 partite contro i Celtics al tiro… Vantaggio: Thunder e di gran lunga. Gli Heat a parte Battier, hanno poca qualità

- Erik Spoelstra – record playoff 2012 12-6

- Scott Brooks – record playoff 2012 12-3

Dicono che il punto debole delle due squadre stia proprio qui, ma finora è anche merito loro se Thunder e Heat sono volate in finale. Il coach dei Thunder entrava in questi playoff con tanto scetticismo, proprio come il suo attuale collega degli Heat, ma è cresciuto notevolmente nella serie contro gli Spurs, mettendo in scacco un mostro sacro come Greg Popovich con alcuni semplici aggiustamenti prima difensivi e poi offensivi. Ha tanto materiale tecnico e umano da cui poter attingere per giocare un brutto scherzo anche agli Heat. Ama giocare con 4 piccoli, ma ama farlo anche Spoelstra. Però diversamente dal coach di origini filippine, ha più varietà con quell’assetto potendo scegliere uno tra Sefolosha e Fisher per avere maggiore impatto difensivo o offensivo. Spoelstra dal canto suo, ha rischiato molto, la sua testa era pronta a rotolare, ma è riuscito a tenere saldo il gruppo cercando di trovare quell’equilibrio poi raggiunto nelle ultime due partite con una serie di accorgimenti azzeccati e un timing perfetto nella gestione dei cambi. In particolare, in contumacia all’assenza di Bosh ha sfruttato oltre ogni limite il quintetto piccolo, ma una volta avuto Bosh in condizioni accettabile è tornato a un suo antico cavallo di battaglia, il quintetto senza play ma con 3 esterni alti e fisicamente importanti, che poi è stato uno dei fattori di gara 6 e 7, oltre alle prestazioni di James. L’impatto che può avere un tale assetto può cambiare molte cose. Vantaggio: Thunder. Brooks è a un passo dalla consacrazione. Occhio a sottovalutare il coach Heat: ha tenuto in piedi dei fragili equilibri e ha trovato la chimica giusta dopo la serie contro Boston.

Fattori Chiave

- Ritmo. Oklahoma è una squadra sconquassante fisicamente a cui piace alzare il ritmo della partita, come del resto gli Heat che però non cercano di spingere sempre al massimo, ma amano farlo dopo certe azioni difensive. Se gli Heat approcciano la serie, specialmente le gare in trasferta, cercando di correre, i Thunder li uccidono. A nostro avviso devo imporre un ritmo quanto più compassato possibile, sporcando la partita, a costo di incorrere in problemi di fluidità offensiva, ma alzando l’intensità difensiva al fine di creare sabbie mobile che hanno il compito di impantanare le scorribande di Westbrook e Harden.

- Il midrange game per aprire la scatola, più del tiro da tre. Viste le attenzioni delle due difese a non concedere spazi in area, una delle chiavi tattiche sarà attaccare le zone del campo scoperte, e sia Heat che Thunder hanno enormi buchi tra i 4 e i 6 metri dal canestro, il territorio prediletto di Durant da una parte e Wade dall’altra. I loro isolamenti conclusi con jumper dalla media magari dopo aver studiato i movimenti della difesa, e di fatto immarcabili in quanto non danno riferimento al difensore diretto, avranno un peso specifico interessantissimo nell’economia della serie. Gli Heat in particolare nelle serie contro Pacers e Celtics poi hanno affinato questa caratteristiche vista la presenza di lunghi intimidatori come Hibbert e Garnett. I Thunder hanno altresì raccolto molto con Westbrook abile a crearsi spazio come il pick & roll per alzarsi dalla media.

- Il fattore campo. Nelle finals strutturate con 2-3-2 il fattore campo incide in misura maggiore, se la squadra che gioca le prime due partite in casa va a giocarsi le tre trasferte con il bottino pieno, perchè ha tre possibilità di portarsi a una sola vittoria dal titolo, mettendo pressione alla squadra avversaria andandosi a giocare i machtball davanti al proprio pubblico. I Thunder in questi playoff sono 4-3 in trasferta dimostrando che questo potrebbe essere un loro punto debole. Tra le mura amiche, invece sono ancora imbattuti in questi playoff, 8-0 il record. Ma se c’è una squadra che sa vincere in trasferta, questi sono gli Heat, 4-4 ma con due vittorie nei pivotal game in trasferta sul campo dei Pacers e dei Celtics con tutta la pressione del mondo (oltre a quella che di solito hanno) addosso. In casa gli Heat viaggiano a un record di 8-2, con due sanguinosi passi falsi.

- Esperienza. Per Durant, Harden e Westbrook, Ibaka, Collison, e tanti altri è il primo viaggio alle finals. Eccezion fatta per Fisher e Perkins, sono dei rookie a questi livelli. Per gli Heat invece, confermato in toto il “core” della squadra dello scorso anno, eccezion fatta per Battier e Cole acquistati in estate è la seconda recita consecutiva, dopo la beffa avvenuta per mano di Dirk Nowiztki e i Dallas Mavericks. Da quella finale persa, gli Heat hanno cambiato approccio, hanno rigato dritto, specialmente fuori dal campo, con gli “occhi sul premio” come ama dire Flavio Tranquillo e la ferocia negli occhi nell’andare a prenderselo. Conoscono a menadito il clima, lo stato d’animo, la difficoltà del momento.

- Il cast di supporto. Al fianco dei Big Three di Oklhaoma c’è un giocatore come Fisher, che a questi livelli, ha costruito la sua fama di giocatore decisivo. Ibaka contro gli Spurs è stato un fattore tanto offensivo quando difensivo. Rovistando nella panchina Brooks può tirare fuori il jolly con Dequean Cook, ex Heat tra l’altro, come fatto in gara 5 contro delle finali di conference, ma soprattutto ha avuto risposte soddisfacenti, nel corso dei playoff dai vari gregari. Discorso simile anche per gli Heat. Haslem ha inciso nella vittoria di gara 3 e gara 5 contro i Pacers, ritrovando il suo tiro dai 5 metri, Shane Battier e Mario Chalmers diverse volte nel corso dei playoff hanno letteralmente levato le castagne dal fuoco agli Heat. E’ innegabile che quando il cast di supporto di Miami gira, le cose sono molto più facili. Non sempre succede, perchè non è semplice trovare equilibrio tra i loro spazi e quelli che esigono i tre amigos, ma ora non si guarda in faccia a nessuno, tutti devono portare un mattoncino in favore della causa.

- Harden. Il Barba è il giocatore tattico per eccellenza. E gli Heat non hanno giocatori in grado di constrarlo, eccezion fatta per Battier o Wade, ma in contesti tattici che possono comunque creare vantaggi altrove ai Thunder. Spoelstra qui deve fare il miracolo azzeccando l’accoppiamento giusto (nostra personale opinione: James su Westbrook, Wade su Harden e Battier su Durant).

Pronostico

Serie affascinante, probabilmente lunga ma non troppo. Secondo noi finisce in 6 gare.

Se gli Heat ne vincono 1 tra le prime 2 ci sono grosse possibilità che la spuntino, altrimenti, vincono i Thunder.

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