I Miami Heat non hanno affatto intenzione di fermarsi.
Pochi giorni ci separano dalla prima palla a due della stagione; poche ore ancora e poi finalmente prenderà il via la nuova stagione, con il suo carico inevitabile di desideri ed aspettative.
I Miami Heat, contrariamente allo scorso, si affacciano al nuovo anno non avendo più nulla da farsi perdonare, con tante convinzioni in più, e parecchie preoccupazioni in meno.
Il secondo titolo guadagnato nello scorso giugno, difatti, rende giustamente merito ed onori ad un team che è stato in grado di ritrovare forza e consapevolezza dalle avversità e dai momenti di difficoltà, succedutisi a più riprese in questi due anni di nuovo corso.
Con i Big Three all’apice della maturità, con LeBron James finalmente liberatosi da quel cumulo opprimente di pressioni ed angosce, e con una strutturazione tecnica e societaria di primissimo livello, ci si appresta a compiere il successivo step dopo la conquista dello scorso anno: riconsacrarsi agli occhi del mondo, per entrare a pieno titolo nelle grandi dinastie del basket moderno.
E’ alle porte, difatti, la stagione regolare a cui tutti speravamo di assistere; quella in cui LeBron James e soci saranno chiamati a difendere il titolo di campioni in carica contro le rinnovate ambizioni dei Thunder e dei Lakers, impreziositi, quest’ultimi, dagli arrivi di Steve Nash e Dwight Howard, e quelle non meno furenti dei Celtics, sia pure senza gli importanti servigi di Ray Allen, fiore all’occhiello della campagna estiva voluta da Pat Riley.
Quella che si è appena conclusa è stata una Preseason parecchio dispendiosa, per le energie profuse durante gli impegni promozionali nel continente asiatico e per le numerose gare disputate, tuttavia utili per fortificare la condizione atletica e per perfezionare meccanismi tattici, in parte rinnovati dopo le aggiunte di rilievo fatte in sede di mercato.
La Regular Season dei Miami Heat, comincerà proprio contro i rivali ormai storici in maglia verde, nuovamente estromessi l’estate scorso dalla corsa al titolo, e per questo ancor più motivati a rovinare la consueta festa celebrativa per la consegna degli anelli. Una gara in cui gli uomini di Doc Rivers saranno disposti anche a vendere l’anima al diavolo pur di conquistare il prestigioso scalpo degli Heat, specie dopo le dichiarazioni al vetriolo susseguitesi tra Allen ed i suoi ex compagni.
Il banco di prova sarà subito di quelli probanti, duri, così come sarà anche estremamente difficile e faticoso il primo scorcio di campionato, per l’alternanza di sfide impegnative e per il subitaneo tour ad Ovest: il tutto in un cumulo impressionante di partite, ben dieci nei primi quindici giorni di stagione regolare!
Gli Heat, dunque, saranno subito chiamati a dare delle prime risposte, si spera confortanti, non solo sullo stato di salute del team, ma anche e soprattutto sulla rinnovata veste tattica su cui tanto e bene si è lavorato in sede di training camp, stavolta avendo dalla propria tutto il tempo materiale per sfruttare nel migliore dei modi la preparazione.
Funzionalmente alle caratteristiche del Roster, sono arrivati dal mercato giocatori con ben determinate peculiarità, tecniche e soprattutto morali, tasselli che non hanno affatto stravolto ed inficiato l’identità e la natura del team. Acquisiti mirati, in perfetto stile Heat, integrabili sin da subito nel nuovo sistema di gioco, quanto mai opportuni nel garantire profondità ad un settore, quello della panchina, troppo spesso depauperato dagli infortuni e numericamente inadatto ad assicurare una continuità apprezzabile durante il corso dell’anno.
In particolare, l’acquisizione a buon mercato di Ray Allen, ben si concilia con la presenza nel ruolo di guardia di Dwyane Wade, rappresentandone l’ideale completamento per caratteristiche e funzionalità. Il 10 volte All Star, che di certo non ha bisogno di presentazioni, sarà chiamato per la prima volta nella sua carriera a rivestire un ruolo di comprimario, sebbene di notevole rilevanza. Nelle intenzioni del coaching staff degli Heat, dovrà principalmente assumere l’onere di punire dall’arco le attenzioni rivolte ai Big Three, onorando gli scarichi, così come l’altissima fiducia riposta nelle sue qualità.
Al caldo sole di Miami, inoltre, ha fatto la sua apparizione anche Rashard Lewis, dopo le ultime annate relegato nell’anonimato della lega, le cui peculiarità di buon rimbalzista e di discreto tiratore, ben possono armonizzarsi nella strutturazione tattica degli Heat. Motivo, quest’ultimo, che induce ad essere piuttosto fiduciosi circa l’esito di una scommessa, a rischio nullo, che potrebbe da subito pagare ottimi dividendi.
Gli arrivi, quindi, di Allen e di Lewis, oltre a regalare un eccezionale contributo in termini di esperienza e maturità, in maniera molto pratica, valorizzano ancor di più il potenziale offensivo degli Heat, risolvendo in un colpo solo, problemi atavici manifestatisi in questi primi due anni di nuovo corso: attaccare con effettività le difese a zona schierate dagli avversari e soprattutto cooperare, uscendo dal pino, nel togliere pressione e fatiche extra ai Big Three.
La bontà però dell’acquisizione dei due ex Sonics tuttavia è spiegabile anche in altri termini, e non si limita ad un mero discorso numerico o quantitativo. Gli Heat, difatti, hanno inserito nel loro scacchiere altri due giocatori sì di complemento, ma estremamente adeguati nello sposare la nuova tipologia di gioco adottata dal coaching staff. Quello della “position-less”, un concetto tattico non ispirato ai soliti canoni convenzionali, ma modellato di volta in volta sulla base delle prerogative dei singoli e sulla loro straordinaria versatilità. Nel nuovo assetto, difatti, il talento delle stelle non sarà più intrappolato da precisi compiti all’interno di una struttura rigida; gli Heat, infatti, sfrutteranno totalmente la propria capacità di adattarsi alle esigenze che si paleseranno nel corso dell’anno, specie in sede di post season, lì dove le direttive tattiche e l’importanza dei dettagli assumeranno tutt’altro tipo di rilevanza.
Gli Heat, dunque, si prestano ad essere una squadra capace di cambiar pelle di volta in volta, poliedrica ed in grado di connaturarsi e strutturarsi quasi in maniera camaleontica alle situazioni. Il tutto però, deve essere necessariamente armonizzato con l’essenza e l’identità di un gruppo che ha costruito i suoi successi sull’attitudine difensiva e sullo spirito di sacrificio.
Ad onore del vero, prime ed assai positive indicazioni già erano state raccolte verso la fine della stagione regolare; la decisione di adottare ed abbracciare una nuova filosofia di gioco, risale difatti, secondo i media, ad una direttiva impartita dallo stesso Spoelstra durante la trasferta di Portland.
Risultati alla mano, il guadagno in termini di feedbacks e di pericolosità è stato stupefacente, anche perchè ha tratteggiato un punto di svolta soprattutto per l’evoluzione tecnica di LeBron James, che da lì in poi ha innalzato la sua incidenza ad un livello inverosimile, portentoso per efficienza e produttività.
Secondo i dati raccolti da Synergy Sports, James ha numericamente raddoppiato la sua produzione offensiva nei movimenti in post, fino all’utilizzo completo da ala grande nei Playoffs e nella serie finale contro i Thunder, con i risultati sbalorditivi che tutti conosciamo, trasformandosi al contempo, nel giocatore di basket più completo in circolazione.
Il tutto però è stato reso confezionabile solo grazie all’enorme sacrificio di Shane Battier, il tassello giusto per massimizzare le prestazioni di James. La generosità dell’ex Duke, offerto in sacrificio anche sui lunghi avversari, è stata la chiave di volta per permettere all’MVP in carica di esplorare mismatch e zone di campo in cui far valere la sua stazza ed il suo talento, forse davvero all’apice della sua grandezza.
E’ ai nastri di partenza dunque una stagione particolarmente impegnativa, quella in cui i Miami Heat saranno chiamati a confermare i risultati ottenuti nello scorso anno ed ad implementare ancor di più la fiducia e la certezza nelle proprie immense capacità. Sarà dunque questo il prossimo target da raggiungere, riuscire a costruire dalle vittorie altri successi, tenendo alta l’asticella delle aspettative e la carica motivazionale di un gruppo che ha tutto per entusiasmare ancora.
Diversamente dagli scorsi anni però, stavolta gli Heat partono con delle certezze maggiori, e con una spinta interiore diversa, rafforzata dalla conquista del titolo ottenuto lo scorso giugno, che può aver finalmente liberato il vero potenziale di questa squadra ed indirizzato le enormi ambizioni dei singoli nella giusta direzione.
In tal senso si collocano le succitate scelte di mercato; sotto tale prospettiva si lavorerà tanto nel corso della stagione per ottimizzare ciò che potenzialmente è migliorabile, senza mai trascurare quelli che rappresentano i punti fermi di un sistema già definito. L’identità difensiva, difatti, continuerà ad essere la condizione imprescindibile per confezionare, si spera, i futuri successi. La coesione, il carattere e l’unità del gruppo, invece, saranno i soliti corollari di un’organizzazione che nella gestione ha saputo costruire i suoi trionfi e le sue conquiste.

