Il punto dopo la Preseason
Otto partite di preseason non dicono nulla di concreto, ma lasciano intendere qualcosa. Al di là del record di 4 vittorie e altrettante sconfitte, che non vale nulla in questo contesto in cui i titolare giocano 2 quarti veri, poi lasciano il posto a chi lotta per un posto a roster, si possono trarre alcune indicazioni importanti sui nuovi Heat.
I due colpi estivi, Ray Allen e Rashard Lewis, sono molti avanti nel loro processo di integrazione, innanzitutto.
E’ proprio in difesa che arrivano le prime note positive: si sono già calati nel sistema Heat con scaltrezza e intelligenza. Non sono difensori arcigni, ma non devono esserlo, devono essere ruote che fanno girare l’ingranaggio, e stanno assolvendo il proprio compito.
In attacco c’è LeBron James che accelera il processo, visto che entrambi i due ex Sonics sono stati spesso imbeccati dagli assist del prescelto, che in questa regular season ha sempre tenuto il freno a mano tirato e giocato molto di sistema per calarsi anche lui nel nuovo ruolo di point forward fortemente voluto da coach Spoelstra.
Ma all’occasione ha dimostrato di sapere essere il solito “finisseur” con i suoi voli a canestro, un paio di movimenti nuovi, come il semigancio, anche mancino, in corsa e una fiducia dei propri mezzi derivante dalla serenità del suo primo titolo.
James è l’epicentro della nuova filosofia offensiva “position-less” che Spoesltra sta strutturando per l’attacco. Segnatevi questa parola, perchè verrà usata molto durante questa stagione per dipingere una concezione di gioco basata sui mismacht e sulla duttilità piuttosto che sui ruoli.
In questa preseason non è stato affatto raro vedere Allen andare a isolarsi in post o Bosh sfruttare un doppio stagger per un tiro pulito dai 5 metri.
Dicevamo che James in questo sistema è il fulcro, l’attivatore delle letture e il creatore principe di tutta una serie di mismacht che lo porteranno sul perimetro o in post a sfruttare le sue doti fisiche e tecniche.
Pure Dwyane Wade pare molto a suo agio nel suo nuovo ruolo di guastafeste dal lato debole, giocando molto senza palla, specialmente sulla riga di fondo, e trovando i suoi spazi di riflesso a quelli occupati da James.
Una cosa che pare lampante è che Wade e James raramente giocano a due, sul solito lato, ma sono due anime dello stesso attacco, uno l’alternativa dell’altro su lati opposti.
Si vede tanta motion offense, in particolare Flex offense, per tutta una serie di blocchi verticali seguiti da blocchi orizzontali sfruttati indistintamente da guardie o lunghi per trovare i propri spazi a seconda dell’avversario da attaccare.
Sembra che Spo almeno inizialmente voglia cavalcare il quintetto con Shane Battier da ala forte intercambiabile con James e Bosh da centro, per favorire quella chimica di squadra che nel corso dei playoff scorsi ha portato tanto bene agli Heat.
Chris Bosh in particolare è molto a suo agio nel ruolo di centro, usando a vantaggio tutti i propri pregi tecnici e fisici in attacco, ovvero dinamicità, grande tocco nei pressi del ferro, tiro automatico dai 5 metri, spesso anche da tre punti.
E’ parso lampante la continua ricerca degli Heat del tiro da tre punti, scollinando spesso le 25 conclusioni da oltre l’arco.
Il motivo è semplice, reazione dei due principali terminali offensivi, Wade e James, agli aiuti avversari, che favoriscono ampi spazi ai vari Battier, Miller, Allen, Lewis, Harrelson, Cole di colpire dall’arco.
Tiri non contestati, con metri di spazio, frutto di un’ottima circolazione di palla, di una fluidità offensiva che lascia stupito chi analizzava l’attacco Heat dello scorso anno, più incentrato su isolamenti al gomito.
La capacità di riempire gli angoli, le spaziature, i movimenti senza palla, i tagli verso il canestro o dietro gli occhi della difesa sono il marchio di fabbrica dell’attacco Heat, almeno fin quanto visto in questa preseason.
Poi c’è il contropiede, arte in cui Miami ha pochi rivali nella lega potendo passare dalla difesa all’attacco senza perdita di tempo con James e Wade che oltre a essere due portatori di palla sono anche i migliori Heat a recuperare palla, stoppare e prendere rimbalzi.
In difesa la mancanza di un lungo dominante non si fa sentire per via del sistema difensivo particolare che ha anche il pregio di nascondere i difetti dei singoli giocatori.
James e Wade sono due difensori NBA di impatto, ma non continui nell’arco dei 48 minuti, in un singolo possesso possono marcare alla morte il proprio uomo e limitarlo, ma tendono a concedersi dei momenti di relax che nell’ambito di una difesa di squadra possono concedersi, a patto che seguano le linee guida tracciate da Spoelstra e il suo staff: ovvero flottaggio, aiuto e recupero.
Ecco quindi che anche quando sono spenti e svagati in difesa, possono andare a intercettare un passaggio o inchiodare una stoppata in aiuto che sono carboidrati per la difesa Heat.
Lo stesso Bosh è abbastanza mobile da spezzare un pick & roll e chiudere una penetrazione e poi buttarsi a rimbalzo in movimento, che è quello che gli chiede lo staff tecnico.
Il fatto di poter contare poi, spesso, su 4 esterni, ma cilindrati fisicamente e dotati di centimetri assieme in campo è un surplus, che non permette alle avversarie di giocare sui limiti strutturali di questi Heat.
Ora per l’opener contro i Celtics ci sono da sistemare gli ultimi dettagli, recuperare al meglio gli acciaccati Chalmers, Haslem, Miller e Anthony e decidere chi tra Harris, Temple, Harrelson, Varnado e Carney lascierà la squadra.
Chalmers e Haslem sono stati fermi ai box per quasi tutta la regular season, ma quando sono tornati hanno subito offerto prestazioni di sostanza anche se poco appariscenti.
Il loro ruolo non cambia di una virgola rispetto a quello della scorsa stagione, cosa assai simile si può dire anche per Mike Miller, apparso abbastanza tonico quando ha giocato: sono dei role player di lusso. Sanno qual’è il loro posto e quali sono le loro incombenze. Giocatori così sono essenziali in qualsiasi squadra punti a traguardi importanti.
Il discorso dei tagli è presto detto: Gli Heat hanno 13 giocatori con contratto garantito e come anticipato da Riley, nessuno di loro verrà sacrificato. Questo esclude la candidatura di Pittman tra i tagliabili, anche alla luce delle ultime prestazioni di tutto rispetto offerte ed al fatto che numeri alla mano è l’unico centro vero di centimetri e chili a roster.
Si giocano quindi gli ultimi 2 posti Terrell Harris, Garrett Temple e Josh Harrelson. Carney e Varnado sono stati tagliati appena ieri.
La nostra sensazione è che Harrelson riesca a strappare un contratto, perchè è solido, aggressivo, adatto al gioco Heat e che quindi sarà una corsa a due tra Harris e Temple.
Harris è stato un pupillo di Spo lo scorso anno, ha dato anche il suo piccolo contributo quando è sceso in campo, mentre Temple è un play-guardia che come ruota di scorta in caso di infortuni è più utile. E poi ha giocato oggettivamente meglio in preseason.
Noi siamo pronti, non vediamo l’ora che sia il 30 ottobre per la prima palla a due stagionale, contro i rivali Celtics. Voi?

