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	<title>We Want Heat &#124; We Want Heat</title>
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		<title>Heat 75 &#8211; Pacers 78. Miami sa come complicarsi la vita: perso il vantaggio del &#8220;fattore campo&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:54:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si mette tremendamente in salita la strada per i <strong>Miami Heat</strong> che subiscono tra le mura amiche una meritata sconfitta contro gli<strong> Indiana Pacers</strong>, nella seconda gara valevole per le Semifinali di Conference.</p>
<p>Quella della scorsa notte, doveva rappresentare, nelle intenzioni degli Heat, la gara che avrebbe di fatto indirizzato la serie verso lidi favorevoli, tanto da un punto di vista prestazionale, specie alla luce di un&#8217;assenza pesante come quella di<strong> Chris Bosh</strong>, tanto da quello più concreto delle motivazioni, per la conservazione eventuale del fattore campo, invece dilapidata&#8230;</p>
<p>Si abbattuto, invece, su <strong>Erik Spoelstra</strong> un violento temporale di critiche e di dissensi su una prestazione di squadra troppo lontana dall&#8217;essere coraggiosamente avvicinabile a quella che, per ambizioni e sete di vittoria, dovrebbe essere richiesta ad una <em>contender</em> che si rispetti.</p>
<p>Davvero esasperante nel corso del match è stato l&#8217;atteggiamento offensivo per Miami, cui stavolta non sono bastati nè<strong> Dwyane Wade</strong>, nè <strong>LeBron James</strong>, pur avendo avuto con gli stessi nel finale, propizie occasioni purtroppo amaramente sprecate.</p>
<p>Sebbene siano state in ogni caso positive le indicazioni raccolte dalla difesa, gli Heat, ancor più per la mancanza di Bosh, hanno dimostrato nuovamente di essere troppo ancorati ad un sistema di gioco in possesso troppo prevedibile e finanche monotono, cui mai si è riuscito a creare un&#8217;alternativa adeguata nel corso del match.</p>
<p>Occorre adesso lavorare sui tanti problemi messi a nudo durante questa serie, ripartendo sul parquet di Indianapolis nella maniera più incisiva possibile, dove si spera possano essere stavolta risolutivi gli accorgimenti del caso apportati da coach Spoelstra. E&#8217; necessario anzitutto una reazione mentale alle difficoltà palesatesi, proprio per riuscire a superare situazioni di disagio come queste che sicuramente lasciano strascichi di notevole entità. Riportare dalla propria il vantaggio del fattore campo, potrebbe già rappresentare una primo notevolissimo riscontro&#8230;</p>
<p>La strategia iniziale degli ospiti appare fin troppo comprensibile nelle primissime battute del match, poichè si indirizzano verso <strong>Roy Hibbert</strong> i primi possessi del match. Il centro dei Pacers ripaga nel migliore dei modi la fiducia accordatagli, realizzando 6 dei 9 punti messi a segno dalla sua squadra.</p>
<p>Così come accaduto in gara 1, gli Heat si trovano nuovamente a confrontarsi con le solite difficoltà di realizzazione, sprecando troppe conclusioni in jumper forzati e non destando mai l&#8217;effettiva sensazione di poter sconvolgere inizialmente la solida struttura della difesa impiantata da coach Vogel.</p>
<p>Sulla base di tali negative indicazioni, Miami va giù di colpo già dopo i primi sei minuti di gioco, per i 7 punti di vantaggio racimolati dai Pacers nell&#8217;ottimo avvio.</p>
<p>Dopo il time out chiamato dal preoccupato<strong> Erik Spoelstra</strong>, gli Heat però si ripresentano sul parquet ricambiando la determinazione iniziale degli ospiti e refertando un parziale immediato di 6 a 0 che ha come istantaneo effetto quello di ricucire lo strappo creatosi.</p>
<p>Con l&#8217;ingresso in campo di <strong>Joel Anthony</strong> e<strong> Shane Battier</strong>, nuovamente Miami assume una connotazione diversa, specie da un punto di vista difensivo, allungando il parziale di 11 a 1 e chiudendo il primo periodo di gioco con 4 punti di vantaggio.</p>
<p>A ridosso dei secondi 12 minuti di gioco, si rivede in campo <strong>Norris Cole,</strong> relegato nell&#8217;ultimo periodo ad assistere le gare dalla panchine. Il contributo del prodotto di <em>Cleveland State</em> è però apprezzabile poichè è fattivo il suo impatto nella gara.</p>
<p>I Pacers, difatti, continuano ad arrancare in attacco, non riuscendo mai ad accendere il proprio potenziale. Sono difatti tante le infrazioni commesse, tra cui spiccano i quatto turnovers nei primi sei minuti di gioco del secondo periodo, e le conclusioni forzate dagli ospiti che appaiono in disarmo contro l&#8217;intensità difensiva dei padroni di casa.</p>
<p>Sebbene di contro, Miami non brilli più di tanto in attacco, il parziale di vantaggio in suo favore fa segnare un nuovo allungo, poichè sono 9 i punti di distacco da Indiana con ancora quattro minuti da giocare per la conclusione del tempo.</p>
<p>Dopo il primo vero parziale messo a referto da Indiana, che con un perentorio 9 a 0 riporta in equilibrio il risultato, arriva dopo 70 minuti di gioco circa, la prima realizzazione della serie per gli Heat dalla lunga distanza, a segno con la conclusione di <strong>Shane Battier</strong> che, difatti, unitamente al canestro realizzato da<strong> LeBron James</strong>, conduce i padroni di casa all&#8217;intervallo con 5 lunghezze da difendere nel secondo tempo.</p>
<p>Dimostrativo, per evidenziare la scarsa efficienza offensiva dei due team, il punteggio di 38 a 33 con il quale si concludono i primi 24 minuti di gioco&#8230;</p>
<p>La ripresa non inizia sotto i migliori auspici per Miami per il quarto fallo commesso da <strong>Mario Chalmers</strong>, che si accomoda temporaneamente in panchina.</p>
<p>Continuano i problemi in fase realizzativa per i padroni di casa, controbilanciati però dal buon lavoro espresso nella propria metà campo che, perlomeno, riesce a contenere i tentativi degli avversari di riportare il punteggio in parità.</p>
<p>Dopo però la metà del terzo periodo, i Pacers riescono finalmente ad accendere le polveri del loro attacco, sfruttando la ritrovata vena di <strong>Danny Granger</strong>, fin lì corpo estraneo per incisività e contribuzione al proprio team.</p>
<p>Il parziale messo a segno è di quelli pesanti, catastrofico per le già cattive indicazioni raccolte sul team di <strong>Erik Spoelstra</strong>. Il break di 12 a 0 difatti fa letteralmente volare Indiana sul +7 di vantaggio, relegando Miami ad una condizione preoccupante anche perchè, stavolta, risultano inefficaci gli adeguamenti difensivi contro il quintetto piccolo degli ospiti.</p>
<p>Sotto di 9 lunghezze nel quarto periodo, Miami tenta nuovamente di rientrare affidandosi al prezioso contributo in termini di intensità ed energia sciorinato dalla propria difesa che costringe l&#8217;attacco di Indiana nuovamente ad un vistoso<em> black out</em>.</p>
<p>In attacco, invece, come di sovente accade in queste occasioni, è l&#8217;imprevedibilità ed il talento dei singoli a farla da padrone.</p>
<p>Sembra difatti bastare nuovamente ai padroni di casa tutto ciò, specie quando per effetto delle continue trasformazioni realizzate da <strong>Dwyane Wade</strong> e <strong>LeBron James</strong>, si ricuce definitivamente lo strappo con gli ospiti dopo la metà del periodo.</p>
<p>Da adesso in poi, difatti, la partita si gioca sul filo di un equilibrio delle  forze in campo, che vede avvicendarsi prima gli Heat e poi i Pacers nel risultato.</p>
<p>E&#8217; infatti <strong>David West</strong>, stavolta, il terminale offensivo prescelto da Vogel per ribattere ai colpi delle stelle di Miami. L&#8217;ex Hornets non sfigura affatto al cospetto, catapultando su di sè tutte le attenzioni ed i timori della difesa di casa, ma riuscendo, al contempo, a riguadagnare un esiguo vantaggio per i suoi.</p>
<p>Gli Heat hanno più e più volte la possibilità di riportarsi avanti, ma si sciupa miseramente ogni singola occasione.</p>
<p>Colossale, infatti, quella sprecata da<strong> LeBron James</strong> che, sul punteggio di 76 a 75 con 55 secondi da giocare, realizza uno 0/2 ai liberi che finisce per macchiare irrimediabilmente una prestazione in ogni caso positiva nei numeri.</p>
<p>Sul capovolgimento di fronte e sul successivo errore in conclusione, è feroce la lotta a rimbalzo che finisce nuovamente per premiare i Pacers che con <strong>Roy Hibbert,</strong> dalla lunetta, riescono a racimolare un altro punto a referto, portandosi quindi sul +2.</p>
<p>Miami ha ancora la giusta opportunità di riportarsi avanti, ma stavolta è <strong>Dwyane Wade</strong> a consumare nel peggiore dei modi un&#8217;entrata in penetrazione, assassinando, di fatto, le velleità di vittoria dei padroni di casa che soccombono, definitivamente nel risultato, con il tiro libero realizzato da <strong>George Hill</strong> sui due disponibili.</p>
<p>E&#8217; nuovamente infatti pessimo il risultato dell&#8217;ultimo tiro dalla lunga distanza di <strong>Mario Chalmers</strong> che, spegnendosi sul ferro, determina il successo dei Pacers per 78 a 75.</p>
<div id="attachment_1376" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_wade5_ind_120515.jpg"><img class="size-full wp-image-1376" title="Indiana Pacers v Miami Heat - Game Two" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_wade5_ind_120515.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Il layup fallito da Wade nelle battute finali...</p></div>
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		<title>L&#8217;infortunio di Chris Bosh</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciombe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recap]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Bosh]]></category>
		<category><![CDATA[Injury]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo gli esami a cui si è sottoposto nella giornata di lunedì, ecco il responso per l&#8217;infortunio occorso a Chris Bosh nel primo tempo di gara 1 della serie Playoff contro gli Indiana Pacers: stiramento addominale, prognosi dalle 2 alle 8 settimane. E&#8217; certo che l&#8217;ex Raptors salterà la serie &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo gli esami a cui si è sottoposto nella giornata di lunedì, ecco il responso per l&#8217;infortunio occorso a <strong>Chris Bosh</strong> nel primo tempo di gara 1 della serie Playoff contro gli Indiana Pacers: stiramento addominale, prognosi dalle 2 alle 8 settimane.</p>
<p><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/bosh-chris-injury-120513.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1371" title="bosh-chris-injury-120513" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/bosh-chris-injury-120513.jpg" alt="" width="620" height="349" /></a></p>
<p>E&#8217; certo che l&#8217;ex Raptors salterà la serie contro i Pacers, e forse anche l&#8217;eventuale finale di Conference.</p>
<p>Brutta tegola per i Miami Heat che in Bosh hanno trovato l&#8217;ago della bilancia e un arma tattica non indifferente per la corsa al titolo.</p>
<p>La speranza di tutti i tifosi Heat è che possa bruciare le tappe del suo rientro, tenendo anche conto delle dichiarazioni fornite proprio dal numero 1 in maglia Heat:</p>
<blockquote><p>Non è tanto grave, poteva andare peggio. La stagione è ancora tanto lunga da permettermi di tornare in tempo.</p></blockquote>
<p>In questa stagione un simile infortunio è accaduto a Manu Ginobili (out 2 settimane), Al Jefferson (nessuna partita saltata) e JJ Reddick (costretto a 17 partite fuori con un intervento chirurgico), e dati i tempi di recupero incerti per questa tipologia di infortunio, lo status dell&#8217;ala-centro Heat è &#8220;day-to-day&#8221; anche se tutto fa pensare ad almeno 15 giorni di stop assoluto e fisioterapia.</p>
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		<title>Heat 95 &#8211; Pacers 86. Un ottimo secondo tempo regala il successo in gara 1.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scrumble</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seppur tra mille difficoltà e con enorme fatica, i Miami Heat si sbarazzano nei minuti finali dell&#8217;ultimo periodo degli Indiana Pacers, conquistando la vittoria ed il primo vantaggio al secondo turno di Playoffs della Eastern Conference. La temerarietà del manipolo di giovani ben assemblato da Frank Vogel era sicuramente ben &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seppur tra mille difficoltà e con enorme fatica, i <strong>Miami Heat</strong> si sbarazzano nei minuti finali dell&#8217;ultimo periodo degli<strong> Indiana Pacers</strong>, conquistando la vittoria ed il primo vantaggio al secondo turno di <em>Playoffs</em> della<em> Eastern Conference.</em></p>
<p>La temerarietà del manipolo di giovani ben assemblato da<strong> Frank Vogel</strong> era sicuramente ben conoscibile all&#8217;intero ambiente, ma dopo le sofferenze patite in gara 1, penso e credo che saranno per forza di cose tanti gli argomenti su cui il<em> coaching staff</em> di Miami dovrà lavorare, apportando le soluzioni del caso.</p>
<p>I Pacers difatti si sono dimostrati una squadra versatile, equilibrata sui due lati del campo ed estremamente combattiva; alto, sotto tale aspetto, è stato il sacrificio degli Heat in termini di energia e sacrificio per avere la meglio nel secondo tempo sulle resistenze continuativamente opposte dai rivali.</p>
<p>Gli Heat però hanno ancora una volta raccolto nel migliore dei modi propositi e determinazione nel secondo tempo, trovando il giusto equilibrio e bilanciamento di valori grazie alla superlativa prova di <strong>Joel Anthony,</strong> che ha apportato un&#8217;intensità notevole in difesa, oltre a quelle utilissime di <strong>Shane Battier</strong> e <strong>Ronny Turiaf,</strong> rifugiandosi in attacco al preziosissimo contributo di <strong>Dwyane Wade</strong> e<strong> LeBron James</strong>, particolarmente ostinati nello sfruttare in penetrazione il proprio &#8220;<em>game plan&#8221;</em>, ancor più legittimato, per l&#8217;occasione, dalla situazione di emergenza ai falli che ha attanagliato per l&#8217;intera metà di gara la difesa ospite.</p>
<p>A rendere sicuramente meno facile il successo nella serie, l&#8217;infortunio occorso a <strong>Chris Bosh</strong> al termine del secondo periodo che, a meno di eventuali sorprese, costringerà <strong>Erik Spoelstra</strong> a dover trovare alternative adeguate almeno per le prossime due settimane.</p>
<p>Passiamo alla cronaca del match&#8230;</p>
<p>Bisogna attendere 2 minuti di gioco, prima che le squadre si decidano a realizzare un canestro. Tanti, difatti, sono i tiri falliti nelle primissime battute del match, quasi a rappresentare come sia evidente e palpabile l&#8217;apprensione iniziale per i due team.</p>
<p>I Pacers, però, sembrano maggiormente inclini ad imprimere il proprio ritmo alla gara, cominciando a mostrare in maniera veemente la propria determinazione che li porta al primo vero vantaggio della gara, perlopiù tramite le convincenti indicazioni raccolte sul conto di<strong> George Hill</strong>, autore di 6 degli 11 punti iniziali degli ospiti.</p>
<p>Sotto di 7 lunghezze, gli Heat provano più volte a rivitalizzare la propria fase offensiva, scontrandosi però in penetrazione contro la solida difesa predisposta da<strong> Frank Vogel</strong>, oppure rifugiandosi in improbabili jumper dalla media.</p>
<p>Tra le difficoltà del caso, quindi, coach<strong> Erik Spoelstra</strong> decide di cambiare assetto, portando <strong>LeBron James</strong> in posizione di ala grande e piazzando<strong> Shane Battier</strong> in marcatura su <strong>Danny Granger.</strong></p>
<p>La nuova struttura di Miami sembra, da subito, riscuotere buoni proseliti perchè è funzionale a riprendere nel punteggio gli ospiti, garantendo al contempo maggiore efficienza in attacco, costringendo, di contro, Indiana a modificare il proprio impianto di gioco.</p>
<p>A cavallo tra il primo ed il secondo periodo, infatti, coach Vogel ordina l&#8217;ingresso in campo di <strong>Tyler Hansbrough</strong> e <strong>Darren Collison</strong> costringendo nuovamente gli Heat a soccombere nel gioco.</p>
<p>Ancora una volta si manifestano in maniera evidente le difficoltà della difesa di casa nel tenere difensivamente la <em>point guard</em> avversaria, poichè stavolta il<em> play</em> di riserva dei Pacers imprime un ritmo diverso al proprio attacco, guidando i suoi al nuovo vantaggio di 6 punti ad inizio secondo quarto.</p>
<p>Nonostante si cerchi in qualche modo di cambiare registro in attacco, affidandosi a continue penetrazioni legittimate dai problemi di falli della front line ospite, gli Heat continuano ad evidenziare una scarsa efficienza difensiva, specie a rimbalzo, non riuscendo quindi a definire soluzioni apprezzabili a delle difficoltà palesatesi anche per il cattivo atteggiamento espresso in campo.</p>
<p>I Pacers, invece, sono animati da una soddisfacente dedizione ed aggressività, evidenziatasi anche nella rimarchevole strategia difensiva consistente nel chiudere, con forza, le corsie interne della propria area alle scorribande dei padroni di casa.</p>
<p>Il dazio però da pagare comincia però ad essere notevole, perchè permette agli Heat di tenersi in partita grazie ai numerosi tiri liberi concessi ed aggrava, oltre modo, la già preoccupante situazione dei falli commessi dagli uomini di Vogel.</p>
<p>Nel finale di tempo però arriva la batosta per Miami per il serio infortunio occorso a <strong>Chris Bosh</strong> che lo costringe ad abbandonare anzitempo il match per quello che, secondo i primi riscontri del caso, sembra essere uno stiramento addominale.</p>
<p>In svantaggio di sei lunghezze all&#8217;intervallo lungo, Miami scende in campo con un piglio assolutamente diverso nella ripresa. Mette davvero coraggio l&#8217;atteggiamento e l&#8217;energia sciorinata nelle prime battute del terzo periodo dagli uomini di casa che cominciano finalmente ad imporre le proprie peculiarità difensive, forse contagiati dallo straordinario contributo in termini di impegno di<strong> Ronny Turiaf.</strong></p>
<p>Dopo quattro minuti di gioco, difatti, gli Heat si riportano in parità nel punteggio e per i Pacers arriva la successiva tegola del quinto fallo fischiato a <strong>George Hill</strong> che commette, ingenuamente, sfondamento su <strong>Mario Chalmers</strong> nell&#8217;intento dichiarato di chiamare time out.</p>
<p>L&#8217;attacco dei padroni di casa comincia ad affondare i colpi nel bel mezzo della difesa degli ospiti, impelagata sempre più nella criticità di una situazione ai falli divenuta comatosa, affidandosi, in maniera più o meno alternata, sia a<strong> LeBron James</strong> che a <strong>Dwyane Wade,</strong> abili nei vari mismatch a battere i rispettivi marcatori.</p>
<p>Gli Heat, in tal modo, si riaffacciano prepotentemente sulla gara, tentando più volte di fuggire via ma respinti, colpo su colpo, dall&#8217;assai entusiasmante prova di <strong>Darren Collison.</strong></p>
<p>L&#8217;impatto dell&#8217;ex Hornets è nuovamente importante per l&#8217;economia del gioco dei Pacers, poichè permette di sviluppare una migliore fluidità nel gioco, garantendo, con la propria rapidità, più spazi da poter sfruttare in attacco, permettendo al contempo di non perdere contatto con i padroni di casa al termine del terzo periodo.</p>
<p>Con il match in assoluto equilibrio in campo e nel risultato, coach <strong>Erik Spoelstra</strong> decide, giustamente, di non dare riposo nè a<strong> Dwyane Wade</strong>, nè a <strong>LeBron James,</strong> nel frattempo utilizzato continuativamente da ala grande.</p>
<p>L&#8217;uomo in più per Miami ad inizio quarto periodo è <strong>Joel Anthony</strong>. Il canadese difatti comincia ad ergersi quale assoluto leader difensivo, particolarmente attivo nel catturare rimbalzi e straordinariamente disciplinato in difesa, dove sono pregevoli alcune sue letture.</p>
<p>La difesa di casa, quindi, ancora una volta imprime il proprio marchio alla gara e costruisce il parziale iniziale di 8 a 2 che lancia gli Heat sul +6, relegando gli ospiti in un contesto di assoluta difficoltà, resa ancor più grave dal quinto fallo speso da <strong>Roy Hibbert,</strong> appena rientrato in campo.</p>
<p>Coach <strong>Frank Vogel</strong>, pur rischiando per i tanti minuti ancora sul cronometro, decide di continuare ad avvalersi della prestazione del centro uscito da <em>Georgetown</em>, che lo ripaga tuttavia nella sostanza perchè riesce a tener vivo il suo attacco, riportando, alla metà del periodo, i Pacers ad un solo possesso di distanza dai padroni di casa.</p>
<p>Il ritmo però imposto al match della difesa Heat è di quelli altissimi, difficili da pareggiare anche per un team versatile ed atleticamente dotato come quello dei Pacers, trovatosi a soccombere nei minuti finali del match contro la pazzesca intensità sciorinata dagli uomini di Spoelstra.</p>
<p>Sulla scorta delle tantissime indicazioni positive raccolte nella propria metà campo, Miami scappa via perlopiù in transizione, trovando finalmente gli argomenti giusti per fuggire via anche nel risultato che, a 2 minuti dal termine, fa segnare il nuovo +6 per i padroni di casa, sospinti da <strong>LeBron James,</strong> nuovamente efficiente nel quarto conclusivo.</p>
<p>I Pacers non trovano stavolta nemmeno la forza per abbozzare una nuova reazione, spinti definitivamente fuori dal match col<em> jumper</em> di<strong> LeBron James</strong> che, a 30 secondi dal termine, sentenzia la vittoria degli Heat per<strong> 95</strong> a <strong>86.</strong></p>
<div id="attachment_1364" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_bosh4_ind_120513.jpg"><img class="size-full wp-image-1364" title="Indiana Pacers v Miami Heat - Game One" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_bosh4_ind_120513.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">La schiacciata che è costata l&#39;infortunio di Bosh.</p></div>
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		<title>Preview &#8220;Round 2&#8243;: Heat vs Pacers.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scrumble</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Saranno gli Indiana Pacers guidati dal coach Frank Vogel, gli avversari al secondo turno dei Playoffs 2012 per i Miami Heat. Un team giovane, dinamico, in continua evoluzione tanto da un punto di vista tecnico, quanto in quello più concreto dei risultati. Già discretamente disimpegnatisi lo scorso anno, durante il &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saranno gli<strong> Indiana Pacers</strong> guidati dal coach <strong>Frank Vogel</strong>, gli avversari al secondo turno dei <em>Playoffs 2012</em> per i <strong>Miami Heat.</strong></p>
<p>Un team giovane, dinamico, in continua evoluzione tanto da un punto di vista tecnico, quanto in quello più concreto dei risultati.</p>
<p>Già discretamente disimpegnatisi lo scorso anno, durante il quale si era raggiunto l&#8217;obiettivo comunque apprezzabile del raggiungimento dei<em> Playoffs</em>, quest&#8217;anno, il sodalizio guidato nelle linee guida da<strong> Larry Bird,</strong> ha confermato le piacevoli indicazioni della passata gestione, consolidandosi ai piani alti della <em>Eastern Conference</em>, grazie alla bontà di un progetto tecnico apprezzato unanimemente.</p>
<p>Caratterizzata da un roster pieno di zeppo di giovani di talento, Indiana ha concluso la stagione regolare piazzandosi subito a ridosso delle corazzate allestite a Chicago e Miami, suscitando picchi altissimi d&#8217;ammirazione ad inizio stagione, per l&#8217;esaltante avvio contraddistinto da numerose vittorie ed ottime prestazioni, segnali premonitori delle avvisaglie bellicose poi regolarmente susseguitesi e verificatesi nel corso della<em> Regular Season</em>.</p>
<p>L&#8217;importante acquisizione di <strong>David West</strong> dal mercato dei <em>free agent</em> ha certamente rafforzato un organico saggiamente plasmato, cui si è aggiunto, come innesto non meno importante, <strong>George Hill</strong>, ceduto da San Antonio per alcune scelte, giocatore di contorno, duttile e versatile sui due lati del campo, pertanto certamente di spessore nel consolidare gli assets di gioco imposti da coach Vogel.</p>
<p>Proprio l&#8217;equilibrio espresso in campo, rappresenta uno dei punti di forza del sistema Pacers, articolato intorno ad una <em>front line</em> di assoluta affidabilità, cui alle caratteristiche del già citato West, sicuramente tra i migliori nella serie contro i Magic, si affiancano, completandone il reparto, quelle di <strong>Roy Hibbert</strong>, particolarmente migliorato nel gioco in post basso. Sarà proprio tale sezione quella su cui, almeno alla vigilia, saranno indirizzate le maggiore attenzioni da parte del<em> coaching staff</em> degli Heat e su cui, forse, si concentreranno i maggiori sforzi da parte dei singoli.</p>
<p>Ad arricchire il settore di Vogel, ci sarà sicuramente<strong> Danny Granger</strong>, principale terminale offensivo, le cui statistiche del primo round disputato contro gli <strong>Orlando Magic</strong>, fanno segnare un netto miglioramento rispetto a quelle racimolate nella stagione regolare dove sono stati quasi 19 i punti di media a partita.</p>
<p>Fronte <em>back court</em>, invece, i Pacers si avvarranno sicuramente delle prestazioni di<strong> Paul George</strong>, miglioratissimo rispetto alla scorsa stagione, specie dal punto di vista difensivo, le cui caratteristiche, unitamente all&#8217;aspetto anagrafico non trascurabile, poiché trattasi di un nativo del 1990, ne fanno un elemento di assoluta prospettiva.</p>
<p>Completa il reparto, infine, il succitato<strong> George Hill,</strong> preferito ultimamente a<strong> Darren Collison</strong>, forse per le migliori doti d&#8217;insieme che hanno apportato imprevedibilità nel gioco, la cui modularità sui due lati del campo ha certamente prodotto dividendi di non trascurabile entità nelle prime gare di questi <em>Playoffs</em>.</p>
<p>Ad uno <em>starting five</em>, di per sé temibile, si aggiunge una panchina altrettanto valevole, da cui fuoriescono, a seconda delle circostanze, giocatori più che efficienti da inserire nelle rotazioni.</p>
<p>Tre nomi su tutti.</p>
<p><strong>Darren Collison,</strong> “retrocesso”, per così dire, nel ruolo di sesto uomo, ma non per questo meno importante nello scacchiere a disposizione di <strong>Frank Vogel,</strong> soprattuto alla luce dei 19 punti messi a referto in gara 4 contro i Magic. L&#8217;ex Hornets, giunto nell&#8217;Indiana lo scorso anno, difatti arricchisce il pacchetto arretrato, contribuendo, quando chiamato in causa, ad assicurare una maggiore fluidità alla manovra ed una migliore gestione in fase di possesso, qualità, quest&#8217;ultima, costantemente migliorata  rispetto agli standard del suo anno da rookie.</p>
<p>Altro elemento da tener d&#8217;occhio, è sicuramente <strong>Tyler Hansbrough,</strong> giocatore d&#8217;impatto, abbastanza dinamico a rimbalzo e tra i migliori realizzatori della squadra, considerando i suoi 10 punti circa di media a partita.</p>
<p>A perfezionare il pacchetto a disposizione di Vogel si è aggiunto lo scorso marzo anche<strong> Leandro Barbosa</strong>, arrivato dai Raptors per poco o nulla, strettamente funzionale per caratteristiche a definire, a seconda dei casi, il giusto bilanciamento nella strutturazione della squadra.</p>
<p>Che i Pacers siano una squadra da affrontare con le dovute cautele, lo si è ben capito anche dalle dichiarazioni di allerta di coach<strong> Erik Spoelstra</strong> e di <strong>Dwyane Wade</strong>, che, in differenti occasioni, ne hanno rimarcato i valori e la temibilità, specie per la spavalderia e per qualche componente che mal si adatta, per così dire, alle peculiarità degli Heat.</p>
<p>Detto infatti di un reparto lunghi particolarmente minaccioso, ciò che preoccupa di più è sicuramente il sistema di gioco predisposto da <strong>Frank Vogel,</strong> ben rappresentato dagli interpreti sul parquet.</p>
<p>La squadra, difatti, ha sempre dato la sensazione di essere estremamente equilibrata, prediligendo un sistema offensivo dove tutti sono costantemente chiamati in causa ad apportare il proprio mattoncino. La fluidità in fase di possesso e le ottime qualità dei singoli al tiro dalla lunga distanza, potrebbero poi rappresentare dei seri problemi per un sistema difensivo come quello di Miami che si basa essenzialmente sulle rotazioni. L&#8217;aggiunta in quintetto di <strong>George Hill</strong>, ben si sposa in tale contesto, poiché propedeutica a creare spazio per i tiratori.</p>
<p>Sarà pertanto importante riuscire a tenere sempre alta l&#8217;attenzione difensiva ed a togliere ritmo ai loro esterni, contemperando al meglio le esigenze difensive che, per forza di cose, si concentreranno nel pitturato dove dovrà essere alto il sacrificio di energia e di impegno su <strong>Roy Hibbert</strong>, tra gli ultimi presunti centri della Lega.</p>
<p>Questi, grosse linee, saranno i punti di forza che i Pacers contrapporranno al talento dei singoli ed al consolidato sistema difensivo degli Heat.</p>
<p>Di contro però, ci sono da aggiungere alcuni caratteri di rilevante importanza.</p>
<p>Miami ha battuto Indiana in tre delle quattro gare disputate nel corso della<em> Regular Season</em>, con scarti anche abbastanza consistenti, dimostrando quindi di sapersi adattare alle difficoltà del caso. Proprio in tal senso, difatti si indirizzano le conclusioni di<strong> LeBron James</strong>, estremamente fiducioso circa il successo nella serie.</p>
<p>Inoltre, ulteriore punto a favore degli Heat, può essere rappresentato dalla poca esperienza dei rivali nei <em>Playoffs</em>, e da un ritmo di gioco discontinuo per intensità nel corso delle singole gare. Basti pensare, al riguardo, al black out di gara 4 contro gli Orlando Magic, quando, sprecando 19 punti di vantaggio, per poco i giovani Pacers non hanno messo a repentaglio la vittoria.</p>
<p>Ci sarà da sudare sicuramente per conquistare l&#8217;inerzia della serie, dove certamente saranno maggiore le insidie che si paleseranno rispetto alla vittoriosa serie contro i Knicks, il cui sistema di gioco troppo abbozzato e prevedibile, ha facilitato oltre modo il compito per gli Heat.</p>
<p>Nuovamente alta però dovrà essere la capacità degli Heat di imporsi nel gioco e nel risultato, costringendo i Pacers, di conseguenza a dover predisporre le adeguate contromisure del caso, anche e soprattutto alla luce delle considerazioni sull&#8217;inesperienza fatte in precedenza. Bisognerà subito sprigionare energia ed aggressività fin dalle prime gare della serie, ripetendo, se del caso, le prestazioni sciorinate in casa contro i Knicks: potrebbero infatti per i Pacers risultare devastanti, come contraccolpo motivazionale, vittorie convincenti dinanzi al pubblico amico dell&#8217;<em> American Airlines Arena.</em></p>
<p>Sarà importante, sotto questo aspetto, il talento e le prerogative dei singoli di Miami nello spezzare l&#8217;inerzia delle singole gare, tenendo sempre alto il ritmo e l&#8217;intensità di gioco, non permettendo assolutamente a Granger e soci di poter sviluppare il proprio gioco ragionato, che, per ricorsi storici purtroppo dispiacevoli, comporta da sempre qualche grattacapo di troppo alla struttura difensiva predisposta da coach <strong>Erik Spoelstra.</strong></p>
<p>Ci sarà da soffrire, come del resto comporta ogni turno di<em> Playoffs</em> che si rispetti, ma la strada che porta al titolo impone, inesorabilmente, il successo sui giovani e spavaldi Pacers di Indianapolis. Staremo a vedere&#8230;</p>
<div id="attachment_1349" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_james1_ind_120226.jpg"><img class="size-full wp-image-1349" title="Miami Heat v Indiana Pacers" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_james1_ind_120226.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Danny Granger, in marcatura su LeBron James, in una delle ultime gare disputate tra i due team.</p></div>
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		<title>Heat 106 &#8211; Knicks 94. Chiusa la serie a proprio favore: Miami avanza al secondo turno.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scrumble</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza eccessive preoccupazioni, i <strong>Miami Heat</strong> chiudono la serie contro i <strong>New York Knicks</strong>, battendoli, definitivamente, tra le mura amiche in una gara che mai è stata combattuta in campo e nel risultato, raggiungendo, al contempo, gli <strong>Indiana Pacers</strong> al secondo turno di <em> Playoffs </em>della <em>Eastern Conference</em>.</p>
<p>E&#8217; sembrata davvero enorme la differenza di ritmo tra le due squadre, notevole dal punto di vista dell&#8217;intensità e dell&#8217;energia profusa sul parquet, evidenziata, in maniera esponenziale, dal divario con cui la truppa di<strong> Erik Spoelstra</strong> ha guadagnato la vittoria.</p>
<p>Gli Heat, difatti, sono sembrati subito ben determinati a non concedersi distrazioni, lavorando egregiamente in difesa e sprigionando una dinamicità a rimbalzo che ha rappresentato il presupposto per fuggire via già nel secondo periodo; in seguito, gli stessi hanno dato chiaramente l&#8217;impressione di poter disporre a proprio piacimento degli esiti della gara, non faticando in alcun caso ad amministrare un vantaggio divenuto consistente per le continue scorribande in contropiede.</p>
<p>Silente, ma non per questo non entusiasmante, la prova dei <em>Big Three</em>, funzionale a portare presso lidi sicuri l&#8217;inerzia di un match ed a relegare gli ospiti in una posizione di inferiorità, palesatasi per tutto il corso della gara.</p>
<p>A New York, invece, stavolta non è bastato il solo<strong> Carmelo Anthony,</strong> esecutore principale di un sistema offensivo troppo scontato e semplicistico. Le cifre raccolte dal prodotto dei Knicks, però, non ne rappresentano nel migliore dei modi la sua prestazione, poichè costretto dall&#8217;attenta marcatura di <strong>LeBron James</strong>, a costruirsi tiri difficili ed a sudarsi ogni singolo canestro.</p>
<p>Non esattamente il miglior inizio di gara di marca Heat. I padroni di casa, difatti, tra palle perse ed infrazioni in attacco collezionano il misero score di soli due tentativi dal campo realizzati nei primi 5 minuti di giioco.</p>
<p>I Knicks, sebbene in vantaggio e rinfrancati parzialmente dalla buonissima vena realizzativa di<strong> Mike Bibby</strong>, 8 punti per lui nei primi 6 minuti di gioco, non si lasciano ingolosire troppo dalla situazione, sprecando di conseguenza le tante opportunità concesse per rimpinguare il bottino, attraverso una gestione pessima della palla che li porta, nella seconda metà del periodo, a commettere 5 turnovers in rapidissima successione.</p>
<p>Terreno fertile dunque per Miami che, avvalendosi del fattivo contributo di <strong>Mike Miller</strong> e <strong>Shane Battier</strong> dalla lunga distanza, recupera 5 punti di svantaggio, chiudendo addirittura in vantaggio di 4 punti il primo periodo di gioco.</p>
<p>Ci si rende conto in maniera subitanea che Miami giochi con un&#8217;intensità diversa, marcatamente differente rispetto l&#8217;ultima apparizione del <em>Garden</em>.</p>
<p>Il secondo periodo difatti si apre con le buonissime giocate di <strong>Dwyane Wade</strong>, ben orientato stavolta a guidare in maniera disciplinata l&#8217;attacco di casa, sia in fase di assistenza che di realizzazione.</p>
<p>La chiave di volta però per Miami è la capacità di catturare rimbalzi offensivi e di regalarsi così possessi extra. Da tale presupposto difatti si trae spunto per consolidare il nuovo massimo vantaggio per i padroni di casa, avanti di 10 lunghezze dopo le buone indicazioni raccolte.</p>
<p>New York, come di consueto, si affida al talento di <strong>Carmelo Anthony</strong>, costretto però a costruirsi tiri ad altissimo coefficiente di difficoltà per l&#8217;attenta marcatura di <strong>LeBron James</strong>. Il disegno degli ospiti sembra trarre inizialmente buoni frutti, per il parziale di 8 a 1 racimolato nel settore centrale del periodo.</p>
<p>Tuttavia, il solo contributo del prodotto di <em>Syracuse</em> poco può contro la rinnovata capacità offensiva di <strong>LeBron James</strong> e <strong>Dwyane Wade</strong> che, attraverso sontuose e deliziose giocate, riescono a dar vita al nuovo vantaggio in doppia cifra per i padroni di casa, avanti di 11 punti al fischio della seconda sirena di gioco.</p>
<p>Dopo la ripresa delle ostilità, appare fin troppo chiara la differenza di ritmo tra le due squadre. Gli Heat difatti sembrano giocare con almeno due marce in più degli avversari, chiamati ad un vera propria impresa per ribaltare l&#8217;inerzia del match.</p>
<p>Ne sa sicuramente qualcosa <strong>Carmelo Anthony</strong>, confinato ad una prestazione anonima per gran parte del periodo, per la straordinaria marcatura posta in essere da<strong> LeBron James,</strong> e sminuito a vittima sacrificale per la seconda stoppata della gara rifilatagli da<strong> Dwyane Wade</strong>, che, per l&#8217;occasione, si conferma tra i migliori stoppatori della sua categoria.</p>
<p>Buone nuove poi anche sul fronte attacco, dove la front line dei Knicks comincia a faticare enormemente per tenere a bada la dinamicità a rimbalzo di <strong>Joel Anthony,</strong> e l&#8217;aggressività a canestro di <strong>Chris Bosh,</strong> cui è davvero pregevole l&#8217;operato.</p>
<p>Sulla base di tali prerogative, e sulla scia di indicazioni difensive ragguardevoli che costringono gli ospiti a realizzare un solo canestro sui dieci tentati nel periodo centrale del quarto, il vantaggio per gli Heat comincia ad assumere dimensioni notevoli, raffreddato però nel finale, dal solito<strong> Carmelo Anthony</strong> che riduce a 14 le lunghezze da recuperare nel quarto periodo.</p>
<p>Il copione grosso modo non muta più di tanto negli ultimi 12 minuti di gioco, sebbene l&#8217;attacco di Miami non brilli certamente per efficienza.</p>
<p>I Knicks difatti sembrano definitivamente sulle gambe poichè è ancora ragguardevole l&#8217;operato difensivo della truppa di<strong> Erik Spoelstra</strong>, che disarma oltre modo i tentativi degli ospiti, costretti a subire di contro contropiedi su contropiedi.</p>
<p>In maniera silente, il vantaggio per gli Heat matura finanche di 19 punti, relegando i Knicks al più totale anonimato.</p>
<p>Lo stato di frustrazione degli ospiti è ben rappresentato dall&#8217;uscita dal match di<strong> Amar&#8217;e Stoudemire</strong> che raggiunge anzitempo gli spogliatoi dopo la metà del periodo, causa cumulo di falli.</p>
<p>L&#8217;ultima, disperata rincorsa ai padroni di casa è ancora una volta guidata da <strong>Carmelo Anthony</strong>, stavolta coadiuvato negli oneri da<strong> Landry Fields</strong>, che riporta lo svantaggio ai limiti della doppia cifra a meno di 3 minuti dal termine.</p>
<p>Il tentativo però è reso vano dalla buona gestione da parte degli Heat, che, nel più totale ed assoluto controllo del match, chiudono la serie, battendo i Knicks col punteggio di <strong>106</strong> a <strong>94.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1343" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_james8_nyk_1205091.jpg"><img class="size-full wp-image-1343" title="New York Knicks v Miami Heat - Game Five" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/hpg1112_james8_nyk_1205091.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">La spettacolare stoppata con cui LeBron James nega la schiacciata a Tyson Chandler.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Knicks 89 &#8211; Heat 87. Prova d&#8217;orgoglio per New York. Si torna a Miami&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scrumble</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recap]]></category>
		<category><![CDATA[Amar'e Stoudemire]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella peggiore gara fin qui disputata, i Miami Heat escono sconfitti nel finale dal Madison Square Garden, negandosi l&#8217;opportunità di estromettere dalla serie, ed in maniera perentoria, i New York Knicks, che invece mettono fine alla striscia di 13 sconfitte consecutive raccolte nella post season. Davvero poco incoraggiante la prestazione &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella peggiore gara fin qui disputata, i<strong> Miami Heat</strong> escono sconfitti nel finale dal <em>Madison Square Garden,</em> negandosi l&#8217;opportunità di estromettere dalla serie, ed in maniera perentoria, i<strong> New York Knicks</strong>, che invece mettono fine alla striscia di 13 sconfitte consecutive raccolte nella post season.</p>
<p>Davvero poco incoraggiante la prestazione odierna degli uomini di <strong>Erik Spoelstra,</strong> particolarmente lontani dal possedere quella ferocia ed intensità che li aveva caratterizzati nelle prime due partite della serie.</p>
<p>Infinite le difficoltà in attacco, cui non sono seguite soluzioni accettabili. Gli Heat, difatti, si sono scontrati oltre modo con la superlativa prestazione difensiva dei lunghi Knicks, non trovando alternative efficaci dal <em>supporting cast</em> e dall&#8217;altalenante prova dei singoli.</p>
<p>I Knicks, di contro, hanno saputo dar seguito alla buona prova difensiva, pur non brillando per coralità in attacco, grazie al superlativo contributo di<strong> Carmelo Anthony</strong> che ha messo in scacco l&#8217;intera difesa ospite. Dignitosa e intrisa d&#8217;orgoglio è poi sembrata la prestazione di <strong>Amar&#8217;e Stoudemire,</strong> che con 20 punti e 10 rimbalzi, ha forse cancellato le critiche, giustamente piovutegli addosso, dopo lo sciocco infortunio procuratosi dopo gara 2.</p>
<p>Nonostante le negative indicazioni della gara, gli Heat hanno avuto tuttavia la possibilità di portare a casa la vittoria, sciupando nel finale il tiro della vittoria con <strong>Dwyane Wade</strong> cui, tuttavia, va attribuito il merito, unitamente a <strong>LeBron James</strong>, di aver tenuto vive le speranze e le aspettative di vittoria nell&#8217;intero quarto periodo.</p>
<p>Si torna a Miami, dunque, sperando che gara 5 possa avere tutt&#8217;altro epilogo&#8230;</p>
<p>Passiamo alla cronaca del match.</p>
<p>Nonostante l&#8217;intensità di gioco particolarmente bassa, gli Heat cominciano da subito a lavorare egregiamente ai fianchi dell&#8217;attacco di casa, costringendo<strong> Baron Davis</strong> a commettere 2<em> turnovers</em> nelle primissime battute iniziali.</p>
<p>L&#8217;occasione è subito gradita dagli uomini di South Beach che fuggono subito via, piazzando un primo break di 8 a 1, per effetto dei piazzati di<strong> Udonis Haslem</strong>, particolarmente attivo anche nel catturare rimbalzi difensivi: ben 5 nei primi 4 minuti del match.</p>
<p>Nonostante tutto però, Miami comincia a gestire male i singoli possessi, commettendo tante infrazioni e sprecando troppi tiri, in jumper improbabili e ad altissima difficoltà di realizzazione.</p>
<p>Troppo facile dunque prevedere il presto ritorno dei Knicks che, sulla base di un contro parziale di 12 a 4, conquistano il primo vantaggio del match, anche per il tramite delle buone indicazioni raccolte sulla prova di <strong>Amar&#8217;e Stoudemire</strong>.</p>
<p>Che gli Heat vogliano chiudere la pratica subito, lo si capisce anche dalla presenza contemporanea in campo di<strong> LeBron James</strong> e <strong>Dwyane Wade</strong>, ad inizio del secondo periodo di gioco.</p>
<p>La scelta di <strong>Erik Spoelstra</strong>, stavolta, non trova conferme nella sua bontà in campo, dove, per la verità, è ugualmente pessima la prestazione offensiva del suo team.</p>
<p>Se gli Heat fanno male in attacco, i Knicks non lavorano assolutamente meglio. E&#8217; di fatto terribile la prestazione al tiro per le due squadre, ancorate entrambe ad una percentuale di realizzazione ampiamente al di sotto del 40% nelle battute centrali del periodo.</p>
<p>Sebbene con difficoltà notevoli per ciò che attiene alla capacità offensiva, Miami, più per demerito di New York, alle prese con un&#8217;infinità di infrazioni in attacco, che per meriti propri, riesce ugualmente a mettere a referto un break di 12 a 0, dall&#8217;apertura del periodo, fino alla metà dello stesso.</p>
<p>Sotto di 10 lunghezze, i Knicks provano più volte a ridestarsi in attacco, affidandosi, come spesso avviene al talento ed alla sfrontatezza di<strong> Carmelo Anthony,</strong> sicuramente più incisivo rispetto alle ultime apparizioni.</p>
<p>Il lavoro del prodotto di<em> Syracuse</em> è buono e ripaga parzialmente la fiducia attribuitagli, rendendo per un attimo lo svantaggio meno grave.</p>
<p>A complicare però la situazione dei padroni di casa, ci pensa però <strong>Tyson Chandler</strong>, cui viene giustamente attribuito un fallo tecnico (il terzo in altrettante partite nella serie), reso ancor più pesante nella sua gravità dai problemi di falli di<strong> Amar&#8217;e Stoudemire</strong>, costretto quindi a far mesto ritorno in panchina.</p>
<p>Senza nemmeno troppa fatica, nè tanto meno brillare di luce propria, gli Heat vanno all&#8217;intervallo avanti col punteggio di 44 a 38, nonostante la pessima serata dalla lunetta di<strong> Dwyane Wade,</strong> che avrebbe potuto rendere il vantaggio sicuramente più appagante.</p>
<p>Nemmeno nella ripresa la gara offre spettacolo ed emozioni, continuando ad essere noiosa e priva di spettacolarità.</p>
<p>Davvero poco incoraggiante per il prosieguo del match il dato statistico che caratterizza, ad un certo punto del terzo periodo, la capacità realizzativa dall&#8217;arco per entrambi i team, &#8220;fermi&#8221; ad un orribile 0/11 dalla lunga distanza.</p>
<p>Gli Heat però, piuttosto immeritatamente, proseguono nel racimolare punti alla propria causa, portando il proprio vantaggio ad 11 punti, affidandosi a <strong>Chris Bosh</strong>, bravo a prendere posizione nel pitturato di casa ed a trasformare dalla lunetta i conseguenti falli subiti.</p>
<p>Proprio però nel momento di maggiore difficoltà nel match, i padroni di casa reagiscono d&#8217;impeto, sospinti dall&#8217;orgoglio di <strong>Amar&#8217;e Stoudemire</strong> e dalla straripante prestazione di <strong>Carmelo Anthony,</strong> autore di 11 punti nel solo terzo periodo.</p>
<p>Il break dei Knicks è perentorio, ed è funzionale ad attribuire agli stessi il nuovo vantaggio, che arriva grazie alla prima tripla dell&#8217;incontro, realizzata da <strong>JR Smith</strong> che chiude il parziale di 10 a 0 refertato dai padroni di casa.</p>
<p>La brutta notizia però, terribile per ogni sportivo che si rispetti, giunge con il gravissimo infortunio occorso a <strong>Baron Davis</strong>, lo stesso che aveva messo fin e alla gloriosa carriera del mai dimenticato Alonzo Mourning. Al Barone vanno i nostri auguri e le nostre preghiere affinchè la riabilitazione sia delle migliori e lo si possa rivedere nuovamente in campo.</p>
<p>Nonostante la funesta ripresa fin qui disputata, l&#8217;attacco Heat comincia a salire di tono e d&#8217;intensità ad inizio quarto periodo, recuperando immediatamente i 3 punti di svantaggio accumulati.</p>
<p>Stavolta è davvero incoraggiante la prova di <strong>Dwyane Wade,</strong> finalmente aggressivo e ben deterinato in fase di realizzazione.</p>
<p>Dopo pochi minuti di riposo,<strong> Erik Spoelstra</strong> decide anche di reinserire<strong> LeBron James</strong>, per accendere definitivamente le speranze di vittoria del proprio team.</p>
<p>Il match però comincia ad essere combattuto tanto nel risultato quanto nell&#8217;intensità mostrata dalle opposte fazioni.</p>
<p>I Knicks, difatti, si avvalgono nel migliore dei modi della superba prova difensiva realizzata da <strong>Tyson Chandler</strong> e da quella meno avvenente, ma ugualmente funzionale di <strong>Amar&#8217;e Stoudemire,</strong> bravo tuttavia a trovare posizione sotto il canestro avversario. In attacco, invece, come di sovente, palla a <strong>Carmelo Anthony</strong>, bravo a castigare la difesa ospite e la marcatura di <strong>Shane Battier.</strong></p>
<p>Tuttavia gli Heat riescono a tenere botta ai colpi della stella di casa, affidandosi per l&#8217;occasione alla produttività offensiva di<strong> Dwyane Wade</strong>, cui va riconosciuto il merito di tener vivo l&#8217;attacco ospite, impalato però da troppi egoismi.</p>
<p>Sebbene coach Spoelstra predichi nei time out una maggiore circolazione della palla ed una migliore scelta nelle soluzioni al tiro, Miami, ancora una volta, commette troppe disattenzioni, non riuscendo di conseguenza ad appropriarsi nell&#8217;inerzia della gara, sempre contrastata dalla vena, efficace e straordinaria di <strong>Carmelo Anthony</strong>, nel frattempo scollinato già ampiamente sopra i 30 punti.</p>
<p>Il finale della gara è quindi giocato punto a punto, nel più totale equilibrio in campo e nei valori.</p>
<p>I primi a provarci sono i Knicks, che si portano ad un momentaneo più tre con la tripla messa a segno dell&#8217;ex della gara, <strong>Mike Bibby</strong>, ad un minuto e mezzo dal termine.. Gli Heat però, rispondono di colpo, trovando la subitanea tripla di <strong>LeBron James.</strong></p>
<p>Nel susseguente possesso però, <strong>Carmelo Anthony</strong> elude nuovamente, e troppo facilmente la marcatura di <strong>Shane Battier,</strong> realizzando dall&#8217;arco e regalando il nuovo +3 ai padroni di casa. Discutibile, all&#8217;uopo, appare la scelta di <strong>Erik Spoelstra</strong> di non adoperare James in marcatura sul talento dei Knicks, soprattutto alla luce delle straordinarie indicazioni difensive raccolte nei match precedenti&#8230;</p>
<p>A meno di un minuto dal termine, Miami riesce nell&#8217;intento di complicarsi oltre modo il compito. Prima difatti <strong>Chris Bosh</strong> &#8220;getta&#8221; letteralmente alle ortiche il possesso, successivamente, viene fischiato un fallo di Battier su Anthony che però realizza solo uno dei tre tiri liberi concessi.</p>
<p>Sul +4 per New York,<strong> LeBron James</strong> si assume l&#8217;onere di riportare fiducia alle speranze di vittoria per Miami, nonostante gli ultimi spiccioli di gara da giocare. La stella in maglia Heat non delude le attese, realizzando un&#8217;autentica magia in penetrazione e convertendo il successivo tiro libero supplementare per il nuovo -1 per Miami.</p>
<p>A 13 secondi dal termine,<strong> Amar&#8217;e Stoudemire</strong> raccoglie un solo punto ai liberi, sui due tentativi concessi, permettendo agli Heat di innalzare, oltre modo, le proprie possibilità di vittoria.</p>
<p>Designato ad incaricarsi della realizzazione dell&#8217;ultimo tiro è <strong>Dwyane Wade</strong>. La stella di Miami, dopo aver giocato un pick and roll con Bosh, rinuncia ad attaccare in palleggio <strong>Amar&#8217;e Stoudemire,</strong> cui vanno attribuiti grossi meriti difensivi, rifugiandosi in un&#8217;improbabile tripla che termina sul primo ferro, spegnendo, di conseguenza, le aspettative di successo per Miami.</p>
<p>Vincono i Knicks dunque, col punteggio di 89 a 87, per il tramite della straordinaria prestazione di <strong>Carmelo Anthony,</strong> autore di 41 punti.</p>
<div id="attachment_1339" class="wp-caption aligncenter" style="width: 623px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/613x459.jpg"><img class="size-full wp-image-1339" title="Miami Heat v New York Knicks - Game Four" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/613x459.jpg" alt="" width="613" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">Melo prende posizione su Battier.</p></div>
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		<title>Knicks 70 vs Heat 87</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 02:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciombe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recap]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli Heat ipotecano la serie portandosi sul 3-0 e con la possibilità di chiudere i conti già domenica. Partita brutta, giocata male da ambo le squadre che però viene risolta grazie a 9 punti di Wade nel terzo periodo, che si è caricato la squadra sulle spalle stante i problemi &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Heat ipotecano la serie portandosi sul 3-0 e con la possibilità di chiudere i conti già domenica.</p>
<p>Partita brutta, giocata male da ambo le squadre che però viene risolta grazie a 9 punti di Wade nel terzo periodo, che si è caricato la squadra sulle spalle stante i problemi di falli di James i cui 17 punti nell&#8217;ultimo quarto, compresi gli 11 consecutivi nei primi minuti che hanno cambiato la partita, hanno messo alla strette i Knicks.</p>
<p>Per Wade 20 punti, ma un primo tempo inguardabile, per James invece sono 32 con 8 rimbalzi ma anche 8 palle perse ad evidenziare le difficoltà incontrate dagli Heat per gran parte della gara.</p>
<p>Punteggio bugiardo che punisce oltre misura i Knicks che per 42 minuti hanno dato battaglia con il coltello tra i denti agli Heat, che sostanzialmente vincono la gara grazie alla precisione della lunga distanza nei momenti topici del macht.</p>
<p>New York a un certo punto conduceva nel punteggio e aveva dato uno schiaffo morale agli avversari che però nella ripresa hanno saputo reagire, ed approfittare del momento opportuno per ribaltare la gara.</p>
<p>Altro eroe della serata per Miami è stato senza dubbio Mario Chalmers, autore di 19 punti e delle due triple nel cuore sempre degli ultimi 12 minuti hanno sigillato il risultato e spento ogni chances dei Knicks.</p>
<p>Bene anche la prova del neo-papà Chris Bosh, che appena poche ore la nascita del primogenito, avvenuta alle 3 di mattina, ha fatto le corse per scendere in campo dato che il suo status pregara era incerto, arrivando al palazzo appena 1 ora prima dell&#8217;inizio del macht.</p>
<p>Cifre le sue non appariscenti, ma i suoi 10 rimbalzi sono stati il frutto di un grande lavoro contro Tyson Chandler, fresco di nomina del premio di Difensive Player of The Year.</p>
<p>Sponda Knicks grande primo tempo di Jr Smith, che in attacco ha punto e in difesa ha fatto un ottimo lavoro su Wade ma che poi, con il resto della squadra si è perso nella ripresa, mentre ancora male, nonostante il ritorno a New York potesse scatenarlo, Carmelo Anthony i cui 22 punti sono viziati dai 23 tiri presi dal campo, molti dei quali nei soliti modi delle prime due gare, senza ritmo, senza mai incidere realmente sui destini della partita.</p>
<div id="attachment_1329" class="wp-caption alignnone" style="width: 680px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/670_jamesanthony_120502.jpg"><img class="size-full wp-image-1329" title="James in percussione" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/670_jamesanthony_120502.jpg" alt="" width="670" height="377" /></a><p class="wp-caption-text">Per tre quarti James e Anthony si sono annullati... poi...</p></div>
<p>Mike Woodson propone la sorpresa Steve Novak in quintetto e saggiamente Erik Spoelstra manda sulle sue tracce Wade per non fargli scaldare la mano.</p>
<p>Il Madison Square Garden è una bolgia, ma gli Heat non si fanno intimorire e dopo 5 minuti sono in vantaggio 13-6, con un <strong>Chris Bosh</strong> attivo che spende tutte le energie per dare subito un grosso contributo alla causa.</p>
<p>Carmelo Anthony ha le polveri bagnate, forza tiri e situazioni che espongono i Knicks al contropiede guidato da Wade e James per il 19-12 che sembra indirizzare la partita, anche perchè la difesa di New York fa buchi da ogni parte con chiunque giocatore in maglia nera in grado di arrivare al ferro con facilità.</p>
<p>Di puro talento però i Knicks reagiscono, grazie a un <strong>Jr Smith</strong> in grado di sparigliare le carte con le sue fiammate, stavolta positive, che contrapposte a al blackout con cui gli Heat chiudono il quarto, permette ai padroni di casa di impattare sul 19-19.</p>
<p>Però Miami apre il secondo quarto dando seguito alle difficoltà riscontrate a fine periodo e complice anche alcune incertezze di <strong>Erik Spoelstra</strong>, che mette dentro un quintetto non ideneo, giocando con uno solo dei Big Three, che permette ai Knicks, con le secondo linee di prendere fiducia, anzi, cambiare il volto della gara.</p>
<p><strong>Mike Bibby</strong> e <strong>Josh Harrellson</strong> sono gli eroi dei Knicks, sporchi e cattivi che lasciano Miami a secco per ben 9 minuti di punti dal campo e dall&#8217;altra parte con il pubblico del Madison a incitarli segnano i canestri che lanciano New York sul +8, 28-20 a 6 minuti dall&#8217;intervallo lungo.</p>
<p>Wade è da censura, raddoppiato e spesso triplicato non riesce a produrre niente di buono.</p>
<p>Tornano dentro i titolare di entrambe le squadre, ma questo frangente sorride agli Heat che grazie a una serie di ottime difese che rompono i pick &amp; roll, si lanciano sulle linee di passaggio e volano in contropiede ricucendo lo strappo a -1, 27-20 grazie a un paio di fiammate di James.</p>
<p>Ma i Knicks vendono cara la pelle, <strong>Carmelo Anthony</strong> sembra entrare in partita con due canestri consecutivi che valgono il massimo vantaggio +10 con tre minuti da giocare, 37-27 che scatena il pubblico che finalmente vede i suoi beniamini sputare sangue e giocare con il cuore.</p>
<p>Però ai Knicks non riesce il colpo del KO poco prima della fine del primo tempo e gli Heat ne approfittano per limitare i danni sul 40-36 con cui si va al riposo lungo.</p>
<p>Dopo 4 minuti di terzo periodo Miami riesce a pareggiare, 42 pari, ma il 3° e 4° fallo fischiati a James sono una brutta tegola.</p>
<p>La gara è aspra, non fisica ma visibilmente brutta per quanto tirata, perchè entrambe le formazioni sembrano nascondersi dalle proprie responsabilità, ed il risultato è un ritmo frammentato, che fa al caso degli Heat che puntano a riorganizzarsi e far perdere intensità ai Knicks.</p>
<p>Qualcosa però cambia nella seconda metà del periodo, perchè sale in cattedra <strong>Dwyane Wade</strong> che si carica la squadra sulle spalle mettendo a segno 9 punti consecutivi, tra cui due triple forzatissime ma di importanza capitale e freddezza irreale, che squarciano la gara e restituiscono inerzia agli Heat che allungano sul +5, 51-46.</p>
<p>Tuttavia la partita fino a una tripla di Mike Bibby che fa saltare in aria l&#8217;arena e vale il -2 sul 58-56 con cui si chiude il quarto, torna sul solito binario morto, con le due squadre ancora incapaci di produrre basket decente, realizzando quasi esclusivamente a cronometro fermo per i numerosi falli fischiati da ambo le parti.</p>
<p>Torna in campo <strong>LeBron  James</strong> dopo il riposo forzato e con 8 punti, frutto di due triple, una delle quali fortunosa, entrambe anch&#8217;esse forzate manda gli Heat al massimo vantaggio serale di 66-56 dopo 2 minuti dell&#8217;ultimo periodo.</p>
<p>Sembra l&#8217;accelerazione che vale la partita ma i Knicks reagiscono di orgoglio con una perla d&#8217;autore di Jr Smith sulla riga di fondo, un affondata di potenza e rara bellezza che carica i compagni e li tiene ancorati alla gara.</p>
<p>Però le energie e la lucidità alla lunga abbandonano New York che a 6 minuti dalla fine si vede punire in transizione da due triple di <strong>Mario Chalmers</strong> che valgono il nuovo massimo vantaggio 74-62 e poi 77-62.</p>
<p>E&#8217; il colpo del KO, i Knicks non reagiscono più, e la difesa Heat fa esalare l&#8217;ultimo respiro alla partita negli ultimi 3 minuti, con un risultato molto più impietoso di quel che realmente doveva essere.</p>
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		<title>Heat 104 &#8211; Knicks 94</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 09:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciombe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recap]]></category>
		<category><![CDATA[Amar'e Stoudemire]]></category>
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		<category><![CDATA[Tyson Chandler]]></category>

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		<description><![CDATA[Si portano 2-0 nella serie i Miami Heat che hanno ancora le meglio sui Knicks, che però stavolta danno del filo da torcere per tre quarti abbondanti. Dopo una splendida gara 1, LeBron James si dedica ai compagni e i 9 assist a cui aggiunge 19 punti ne sono la &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si portano 2-0 nella serie i Miami Heat che hanno ancora le meglio sui Knicks, che però stavolta danno del filo da torcere per tre quarti abbondanti.</p>
<p>Dopo una splendida gara 1, LeBron James si dedica ai compagni e i 9 assist a cui aggiunge 19 punti ne sono la dimostrazione. Per tutta la gara cerca di mettere in ritmo i suoi compagni e scegli con attenzione i momenti in cui esplodere a canestro.</p>
<p>E&#8217; Dwyane Wade l&#8217;eroe di serata per Miami con i suoi 25 punti con 11/18 al tiro, frutto di un magistrale lavoro sulla riga di fondo, in backdoor o in avvicinamento a canestro che spezza in due la difesa Knicks tutta concentrata su James.</p>
<div id="attachment_1310" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/davis-wade.jpg"><img class="size-full wp-image-1310" title="Wade vs Davis" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/05/davis-wade.jpg" alt="" width="550" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Wade attacca Davis</p></div>
<p>Gli Heat mandano in doppia cifra 6 giocatori, perchè anche Chris Bosh gioca una grande partita, abile a farsi trovare da James nei pressi del canestro, mentre Shane Battier, Mike Miller e Mario Chalmers sono chirurgici nel punire dalla lunga distanza le disattenzioni dei Knicks.</p>
<p>New York prova a cambiare pelle dopo una pessima prima partita di serie e nonostante il solito Anthony trascinatore, cerca ripetutamente di coinvolgere Amar&#8217;e Stoudemire e Tyson Chandler nelle situazioni a due che Miami in gara 1 ha limitato alla grande.</p>
<p>Tuttavia Mike Woodson non pare compiere gli adeguati aggiustamenti, anche alla luce delle rotazioni più corte derivanti dagli infortuni di Shumpert e gli acciacchi di Jeffries, continuando ad incentrare il gioco sul talento di Melo ed affidandosi più del dovuto a Jr Smith.</p>
<p>L&#8217;inizio per gli Heat è difficile, perchè Anthony &amp; Soci vogliono dimostrare di essersi messi alle spalle gara 1 portandosi subito in vantaggio per 6-2 dopo pochi minuti.</p>
<p>Miami non trova la via del canestro e spara a salve da fuori, perchè Chandler, in presentabili condizioni fisiche è una boa a centro area.</p>
<p>Poi però inizia lo show di Wade che segna 7 punti in fila e porta in vantaggio Miami sull&#8217;11-8 e senza fermarsi un attimo è il fautore del parziale di 15-7 con cui gli Heat allungano a +8 sul 18-10.</p>
<p>Erik Spoelstra da riposo a &#8220;Flash&#8221; inserendo Battier, eroe, in difesa di gara 1 a cui però non riesce il secondo miracolo consecutivo perchè Carmelo Anthony aggiusta il suo gioco e segna 3 volte consecutive di puro talento e lucidità in faccia all&#8217;ex Rockets riportando i Knicks a contatto.</p>
<p>Sul finire del quarto è la prima tripla di Mike Miller a rompere l&#8217;equilibrio per il 27-23 Heat.</p>
<p>Nel secondo periodo Miami e New York danno vita a una partita a scacchi a cui ogni mossa o canestro Heat corrisponde una mossa o canestro Knicks.</p>
<p>Carmelo Anthony è in serata, ogni marcatura su lui non ha effetto e chiude il primo tempo con 19 punti.</p>
<p>Wade continua a fare canestro, James è attento a mandare a canestro Bosh ne pressi del ferro e bravo a trovare Battier e Mario Chalmers sul perimetro.</p>
<p>Miami comanda il gioco ma non riesce mai a dare lo strappo, restando sempre a 1 massimo due possessi di distanza da dei coriacei Knicks.</p>
<p>E&#8217; LeBron James nell&#8217;ultimo minuto prima del riposo lungo a prendere in mano la partita e a dare a Miami con 4 punti e giocate di energia il vantaggio di 6 punti, 53-47 con cui si chiude il primo tempo.</p>
<p>Miami inizia la ripresa con l&#8217;inerzia del macht saldamente in mano e con James trova il massimo vantaggio sul +11 a metà quarto.</p>
<p>Baron Davis allo scadere dei 24 secondi trova due triple fortunose e manda a canestro Stoudemire e Chandler nel momento in cui New York toglie la palla dalle mani di Anthony per esplorare soluzioni alternative e si rifà pressante a -4 a un minuto e mezzo dall&#8217;ultimo miniriposo, ma sul ribaltamento di fronte un chirurgico Shane Battier su assistenza di James dà respiro agli Heat con una bomba pesante.</p>
<p>L&#8217;ultimo periodo vede un inesorabile crescendo degli Heat che sfruttano abilmente le rotazioni più ampie mentre i Knicks lentamente collassano a causa della stanchezza.</p>
<p>Apre il quarto Mario Chalmers che con 3 canestri consecutivi manda per 3 volte Miami al massimo vantaggio di 13 punti sull&#8217; 84-71 a 10 minuti dalla fine.</p>
<p>I Knicks non sono più lucidi, Melo è esausto e ci prova a Amar&#8217;e Stoudemire a dare la carica ai suoi ma ancora Chalmers con una tripla spegne ogni minaccia.</p>
<p>La tripla dell&#8217;angolo con cui Chris Bosh manda gli Heat sul 92-77 a 5 minuti dalla fine è il canestro della staffa che decreta con largo anticipo la seconda vittoria nella serie della compagine di South Beach perchè Miami è brava ad amministrare il vantaggio sugellando con altre due triple, di Miller e Battier il punteggio sul +15, 104-89 a 41 secondi dalla fine poi arrotondato a 104-94 nelle battute finali.</p>
<p>Miami ora ha il colpo del KO tecnico in gara 3 al Madison Square Garden, dove i Knicks cambieranno sicuramente pelle, di fronte al proprio pubblico.</p>
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		<title>Playoff Mode: il crocevia della stagione.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Scrumble</dc:creator>
				<category><![CDATA[ScrumbleTime]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Bosh]]></category>
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		<category><![CDATA[Erik Spoelstra]]></category>
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		<description><![CDATA[Analizzare questo scorcio, appena terminato, di Regular Season, significa scontrarsi indiscutibilmente contro condizionamenti e giudizi che poco hanno a che fare con l&#8217;obiettività, apparendo gli stessi singolari e meramente personalistici. Il compito è particolarmente gravoso, difficile, per certi versi anche ingrato poiché, per forza di cose, ci si trova a &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Analizzare questo scorcio, appena terminato, di <em>Regular Season,</em> significa scontrarsi indiscutibilmente contro condizionamenti e giudizi che poco hanno a che fare con l&#8217;obiettività, apparendo gli stessi singolari e meramente personalistici.</p>
<p>Il compito è particolarmente gravoso, difficile, per certi versi anche ingrato poiché, per forza di cose, ci si trova a doversi confrontarsi con una statistica che parla ed esprime un verdetto da sé: dopo la pausa dell&#8217;<em>All Star Game</em>, i<strong> Miami Heat</strong> hanno collezionato 20 vittorie e ben 13 sconfitte, contro un inizio, ampiamente positivo, di 26 successi e di “sole” 6 debacle.</p>
<p>Una statistica poco gratificante, non incoraggiante specie se la si relazione ad un team, che per incombenze varie, è sempre nell&#8217;occhio della critica e dei detrattori, che a vario titolo, hanno più volte puntato il dito tanto sui singoli, in primis coach <strong>Erik Spoelstra</strong>, tanto su un sistema di gioco che stenta ancora nel farsi apprezzare unanimemente.</p>
<p>L&#8217;opinione collettiva è divenuta addirittura feroce e sprezzante, relazionandosi con la striscia negativa di pesanti sconfitte raccolte contro dirette concorrenti al titolo, quasi come a simboleggiare un&#8217;inferiorità palesatasi apertamente durante il corso della stagione regolare.</p>
<p>Alcune di queste poi, hanno descritto e rappresentato anche una penosa involuzione in quelli che sono i capisaldi dell&#8217;impianto modellato da Pat Riley: la strutturazione, marcatamente difensiva del team, e lo spirito di abnegazione e sacrificio che non ha mai esentato nessuno, nemmeno i <em>Big Three</em>.</p>
<p>Tralasciando per un attimo il principio dell&#8217;oggettività, credo che troppo spesso si sia calcato la mano anche nell&#8217;esprimere giudizi catastrofici ed apocalittici.</p>
<p>Ben vengano le critiche, assolutamente comprensibili, per la pochezza di prestazioni non all&#8217;altezza del blasone e degli obiettivi degli Heat; così come appaiono sensate anche i dubbi legittimi in ordine ad un sistema offensivo che stenta a decollare per spettacolarità e fascino.</p>
<p>In effetti stati di panico e di preoccupazione ce ne sono stati, e di parecchi, specie per l&#8217;alternanza e la contraddittorietà delle prestazioni e dei risultati raccolti.</p>
<p>Troppo spesso difatti, durante la stagione, è andata di scena la degna rivisitazione, sportivamente parlando, dello<em> “strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hide”</em>. Farsi quindi un&#8217;idea sull&#8217;effettiva consistenza e sulla compattezza dell&#8217;intero apparato dei Miami Heat, è particolarmente difficile, proprio per i diversi atteggiamenti e le indicazioni di rottura, con quelle precedentemente maturate, susseguitesi nel corso delle gare.</p>
<p>Tuttavia però non bisogna mettere nel dimenticatoio quella scorta accumulata a metà stagione di buone indicazioni, né tanto meno accantonare, troppo frettolosamente, esigenze di tenuta atletica che possono, in ogni caso, aver avuto la precedenza, specie in considerazione di una stagione particolarmente logorante e compressa, così come lo è stata quella attuale.</p>
<p>Troppe volte, difatti, Miami è sembrata sulle gambe al cospetto delle avversarie di turno; tante sono state le cadute e le dipartite che hanno avuto conseguenze reali anche nelle motivazioni e nella solidità dell&#8217;ambiente. Se si è riusciti però ad uscire da questo stato di frustrazione, il merito va attribuito unicamente al gruppo, che mai si è sfaldato intorno al coach di origine filippino, contro cui, forse troppo incautamente, si sono indirizzate critiche nella gestione dei giocatori.</p>
<p>Se gli Heat poi, dopo aver, senza imbarazzi, messo da parte il periodo nero si siano effettivamente ritrovati nella loro pienezza, lo si scoprirà solo attraverso il cammino in post season, dove, per evidenti necessità, diversa dovrà essere l&#8217;intensità di gioco ed assolutamente differente l&#8217;approccio alle singole gare.</p>
<p>Intanto però, c&#8217;è da dar credito alle scelte adoperate in sede di gestione atletica del gruppo. Allo stato attuale Miami conta di 15 giocatori al Roster nella migliore condizione possibile.</p>
<p>Virtuosa quindi è stata la decisione di preservare i singoli nelle ultime apparizioni di stagione regolare, specie comparandola con chi, per esperienze e struttura, è più incline ad infortuni.</p>
<p><strong>Dwyane Wade</strong>, in particolare, è stato ampiamente risparmiato ogni qualvolta non al meglio della condizione, o alle prese con piccole vicissitudini di natura fisica. Avere il prodotto di Marquette in forma e nella condizione ottimale, significa possedere dalla propria un pacchetto incommensurabile di talento da gestire a proprio piacimento, oltre ad un atleta che fa delle sue caratteristiche atletiche, i punti di forza del proprio repertorio. Considerando anche l&#8217;effettiva trasformazione nelle prestazioni e nelle statistiche di Wade durante i <em>Playoffs</em>, può risultate chiaro come la valutazione adottata appare ancor più apprezzabile&#8230;</p>
<p>Discorso a parte, invece, meritano <strong>Mike Mille</strong>r ed <strong>Udonis Haslem</strong>. Gli ex <em>Gators,</em> difatti, rappresentano, allo stato dei fatti, tasselli ulteriori su cui puntare con assoluta certezza, oltre ad essere valori aggiunti rispetto alla scorsa off season, dove, per esigenze ed infortuni vari, mai Erik Spoelstra ne aveva avuto la piena ed assoluta disponibilità.</p>
<p>La versatilità di Miller, difatti, ben potrebbe essere la soluzione ai potenziali problemi difensivi che possano palesarsi nel corso delle serie di <em>Playoffs;</em> la sua dinamicità e la volizione a rimbalzo ne fanno soprattutto un “acquisto” importante in un sistema che, per rendere al meglio, deve sprizzare intensità a menadito. Inoltre, la sua straordinaria capacità nel tiro, ben si adatta alle situazioni di emergenza offensiva che si susseguono di sovente, oltre a rappresentare un presupposto basilare per aprire il campo al talento dei singoli.</p>
<p>Inutile poi soffermarsi sull&#8217;importanza nel sistema Heat del capitano di Miami: appare sprecato perfino elencare ancora una volta tutte le qualità difensive di cui dispone, che si aggiungono a quelle diverse, ma non meno importanti di<strong> Shane Battier,</strong> specialista difensivo come pochi, pretoriano di un manipolo di combattenti pronti a spendere finanche l&#8217;ultima energia in corpo.</p>
<p>Non tutti i mali vengono quindi per nuocere: messe da parte le giustificabili preoccupazioni, differenti potrebbero essere gli stati d&#8217;animo proprio in virtù di tali considerazioni.</p>
<p>Piuttosto complesso invece è il discorso in ordine agli aggiustamenti continui che si richiederanno a coach Spoelstra, su cui si baseranno le future ambizioni degli Heat e su cui sarà necessario lavorare, non solo in ogni singola gara, ma anche in relazione ai differenti momenti della stessa.</p>
<p>Mettendo da parte i discorsi tecnici, appare logico attendersi una migliore e più congeniale fluidità di manovra, ed una differente gestione offensiva dei possessi, cui, mio avviso, bisogna sempre anteporre il talento dei singoli. Fattori quali contropiede e ripetuti isolamenti non sempre pagano in particolari condizioni, come purtroppo abbiamo provato sulla nostra pelle.</p>
<p>Fondamentale, sotto tale aspetto, sarà il ruolo che vorrà occupare <strong>Chris Bosh</strong>, ago della bilancia dell&#8217;attacco Heat, la cui volizione ad andare a canestro sembra essere crescente, direttamente proporzionale al suo impegno difensivo.</p>
<p>Di contro però, i <strong>Miami Heat</strong> dovranno confrontarsi contro un dato che appare poco lusinghiero: il record stagionale ottenuto, difatti, costringe<strong> LeBron James</strong> e compagni a non avvalersi del fattore campo contro dirette contender quali Chicago, San Antonio ed Oklahoma City. Il significato spiacevole di questa statistica è reso ancor più grave dal cammino esterno degli Heat, di poco superiore al 50% di vittorie ottenute, contro quello interno, in assoluta controtendenza, dove sono state solo 5 le sconfitte casalinghe.</p>
<p>Ribaltare tale fattore significherebbe intraprendere il giusto viatico verso la conquista finale: passerà necessariamente da qui il cammino, si spera vincente, della nuova ricorsa dei <strong>Miami Heat</strong>.</p>
<p>La cavalcata dei <em>Playoffs</em> rappresenterà quindi il crocevia essenziale, necessario, per permettere finalmente ai Big Three di ricoprirsi di gloria e di onori.</p>
<div id="attachment_1301" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/04/bos_g_bosh_wade_james_b1_6001.jpg"><img class="size-full wp-image-1301" title="bos_g_bosh_wade_james_b1_600" src="http://wewantheat.playitusa.com/wp-content/uploads/2012/04/bos_g_bosh_wade_james_b1_6001.jpg" alt="" width="600" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Riusciranno i Big Three a coprirsi finalmente di gloria?</p></div>
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		<title>Heat 100 &#8211; Knicks 67</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 22:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciombe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recap]]></category>
		<category><![CDATA[Baron Davis]]></category>
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		<category><![CDATA[Playoff 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Turno Est]]></category>
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		<description><![CDATA[Si aprono nel miglior modo possibile i playoff alla American Airlines Arena di Miami con la sonante vittoria degli Heat ai danni dei Knicks. Lebron James con i suoi 32 punti frutto di 10/14 al tiro e 11/14 dalla lunetta in soli 31 minuti è il faro degli Heat che &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si aprono nel miglior modo possibile i playoff alla <strong>American Airlines Arena</strong> di Miami con la sonante vittoria degli Heat ai danni dei Knicks.</p>
<p><strong>Lebron James</strong> con i suoi 32 punti frutto di 10/14 al tiro e 11/14 dalla lunetta in soli 31 minuti è il faro degli Heat che hanno in <strong>Shane Battier</strong>, le cui cifre non rispecchiano il suo reale impatto, specialmente difensivo, il suo alfiere nel primo tempo, e nel momento in cui la partita viene decisa.</p>
<p>Troppo brutti i Knicks per essere veri, complice la spettacolare difesa Heat che gli toglie ogni punto di riferimento e che contiene il sorvegliato speciale <strong>Carmelo Anthony</strong> a soli 11 punti con 3/15 al tiro e 4 palle perse.</p>
<p>Proprio le palle perse sono il fattore di gara 1, con i Knicks che ne perdono 24, tutte nei primi 3 quarti subendo da esse 34, pesantissimi, punti.</p>
<p>Nessun Knicks si salva dal naufragio, nemmeno coach <strong>Mike Woodson</strong> che sbaglia completamente tattica, e approccio alla gara.</p>
<p>Il suo basket elementare è troppo elementare per degli Heat con il fuoco negli occhi, e la sua perseveranza ad attuarlo senza cambiamenti è servito esclusivamente a creare il divario di 30 punti con cui Miami ha fatto sua la gara.</p>
<p>Gli Heat si portano dunque sull&#8217;1-0, e lo fanno impartendo una dura lezione ai Knicks, forse troppo dura perchè a partire da lunedi notte va di scena il secondo atto della contesa e Anthony e soci avranno certamente voglia di riscattare la brutta prova e vendicarsi.</p>
<p>New York è subito attiva con <strong>Baron Davis</strong> che apre i giochi con una tripla, e poco dopo si invola in contropiede schiacciando.</p>
<p>Miami reagisce con Wade e Bosh e mette pepe all&#8217;inizio di gara che vede i Knicks avanti 9-8 dopo i primi 5 minuti.</p>
<p>Le due difese salgono di colpi, le due squadre si fronteggiano a viso aperto ma i Knicks forzano palle perse a James e soci, mentre gli Heat a suon di sfondamenti non permetteno agli avversari di andare a canestro.</p>
<p>Memori della rivalità accennata in fase di preview della serie, Haslem e Stoudemire si scambiano parole pesante e vengono entrambi puniti con dei falli tecnici.</p>
<p>Fare canestro è quasi impossibile, i contatti si fanno più duri, Miami difende in modo egregio su <strong>Carmelo Anthony</strong> che nell&#8217;intero primo quarto segna solo 2 dalla lunetta con 0/7 dal campo ma i Knicks rimangono in contatto perchè<strong> Baron Davis</strong> punisce i raddoppi firmando 10 punti nel periodo iniziale.</p>
<p>Miami prova da subito la fuga ma New York non demorde mai e con i denti si aggrappa alla partita.</p>
<p>I due coach mostrano da subito le carte in tavole, Spoelstra giocando spesso con 4 piccoli mobili che in difesa non concedono un centimetro mentre Woodson cerca disperamente di aprire il campo con Novak, Smith e Bibby in campo assieme ad inizio secondo quarto.</p>
<p>Miami vola sui canestro di <strong>Dwyane Wade</strong> e va a +8 sul 28-20 dopo due minuti che costringe il coach dei Knicks a cambiare strategia e rimettere dentro i grossi calibri e un quintetto più difensivo.</p>
<p>Ottiene risposte da Fields e Novak che trovano il canestro da due e tre punti grazie al movimento di palla e tenendo in scacco la difesa Heat che mostra un po di mancanza di lucidità nelle rotazioni, tornando -1 28-29 a 6 dalla fine del primo tempo.</p>
<p>Miami però torna a pungere in attaco ma soprattutto àncora il canestro grazie alla prestazione maestosa di <strong>Shane Battier</strong> che ha tempo sia di mettere la museruola a Anthony che di aiutare a centro area che di mettere anche una tripla dall&#8217;angolo che fa esplodere la AAA, imitato poco dopo da <strong>Mike Miller</strong> per il 43-29 a 2 minuti dalla fine.</p>
<p>I Knicks prendono un parziale di 11-0 e non segnano per 4 minuti buoni. Il merito va sicuramente alla difesa degli Heat ma anche a un attacco stagnante che li mette in condizione di avere la meglio sui Knicks che cercano disperatamente un segnale da parte di Anthony ma invece trovano in JR Smith una sciagura da ambo i lati del campo.</p>
<p>La partita diventa una tonnara, Miami ha più energie da spendere mentre i Knicks cedono al nervosismo come dimostrato dal fallo gratuito di Chandler su James che costa un flagrant di tipo 1 ed ha come risultato solo quello di far scatenare James che da lì in poi realizza il suo parziale privato di 9-0 con canestri inimmaginifici che vale il 54-31 all&#8217;intevallo.</p>
<p><img class="alignnone" title="LeBron James immarcabile nei primi 2 quarti" src="http://i2.cdn.turner.com/nba/nba/2012/images/04/28/lbj-melo-t1-0428.jpg" alt="" width="526" height="262" /></p>
<p>A inizio terzo quarto non cambia la musica e Miami è ancora tonica per portarsi a +30 dopo appena tre minuti sfruttando James, Wade e una tripla di Chalmers dall&#8217;angolo per il 62-31 che di fatto è il colpo del Ko tecnico per i Knicks che comunque hanno uno scatto di orgoglio e tornano subito a -20 con l&#8217;unica folata di Anthony nella gara da 5 punti consecutivi.</p>
<p>A complicare le cose però ci si mettono gli infortuni e New York deve fare a meno di <strong>Iman Shumpert</strong> che si gira un ginocchio e a primo impatto sembra essere un infortunio grave che riduce la rotazione degli esterni di Woodson già corta di per se.</p>
<p>Miami sfrutta il momento per portarsi nuovamente sopra i 30 punti di vantaggio grazie a Wade, James e finalmente Bosh con <strong>Mike Miller</strong> che inferisce dalla grande distanza sui cadaveri dei Knicks.</p>
<p>L&#8217;ultimo periodo è un garbage time di 12 minuti con i due allenatori che aprono il campo a tutti i panchinari preservando i titolare per gara 2, in cui si notano solo un paio di acuti di <strong>JR Smith</strong> da una parte e <strong>James Jones</strong> dall&#8217;altra.</p>
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